Assange, smentita dei legali: "Non si consegna"

Il fondatore del sito internet sarebbe nascosto nel Sud-Est dell'Inghilterra: sul suo conto c'è un mandato di cattura internazionale del governo svedese per violenza sessuale. Secondo il <em>Times</em> avviate le trattive per l'arresto, ma l'avvocato smentisce tutto. Assange: si va verso il maccartismo digitale

Londra - Il fondatore del sito internet Wikileaks, Julian Assange potrebbe essere arrestato la prossima settimana, dietro accordo con i suoi legali. È quanto sostengono fonti della polizia britannica, interpellate dal Times. L’Agenzia britannica per il crimine organizzato (Soca) ha infatti ricevuto il nuovo mandato di arresto spiccato dalle autorità svedesi, in cui Assange è accusato di stupro, molestie sessuali e coercizione. L’agenzia avrebbe trasmesso il mandato di arresto a Scotland Yard, che è in contatto con i legali di Assange da oltre un mese e sa dove si trova il fondatore di Wikileaks. Nei giorni scorsi, il quotidiano Independent aveva precisato che Assange si era messo in contatto con le autorità britanniche al suo arrivo nel Paese, lo scorso ottobre. Secondo la stampa britannica, il fondatore di Wikileaks si troverebbe nel Sud-Est dell’Inghilterra.

La smentita del legale L’avvocato di Assange ha smentito la notizia secondo cui il fondatore di Wikileaks starebbe negoziando la sua resa con Scotland Yard. "No, non è vero. È arrivato un mandato di arresto dieci giorni fa e l’ho rimandato indietro perché era decisamente compilato male. Ne è arrivato poi un altro ieri a me e ora ci vogliono dieci giorni. Se riterrò che il mandato di arresto abbia un fondamento andremo in tribunale, altrimenti denuncerò la Corte. Comunque non sono affatto preoccupato" ha detto Mark Stephens.

Assange accusa Si va verso una "era di maccartismo digitale": così Julian Assange in un comunicato pubblicato da Wikileaks dopo gli attacchi informatici al sito, l'oscuramento del dominio da parte di un provider Usa, la rescissione del contratto per i server da parte di Amazon e lo stop alle donazioni online via PayPAl. "Queste azioni, e altre come questa, non sono il risultato di azioni legali, ma della paura di perdere il favore degli Usa", afferma l'australiano nella nota.