Assassinato in chiesa il prete ortodosso che sfidava l’islam

Assassinio in chiesa a Mosca, dove nella tarda serata di giovedì un giovane parroco, Daniil Sisoiev, una sorta di Salman Rushdie russo noto per le sue crociate anti Islam, è stato freddato da tre colpi di pistola esplosi da uno sconosciuto con il volto nascosto da una mascherina anti influenza. Un delitto clamoroso, che rischia di ripercuotersi sui delicati rapporti tra la dominante Chiesa ortodossa e quella musulmana, seconda confessione in un Paese dove vive la più grande comunità islamica europea (20 milioni di fedeli). L’omicidio è l’ultimo di una lunga serie contro i preti ortodossi: 18 le vittime dal 1990. Sisoiev, 35 anni, sposato con tre figli e capo di una piccola chiesa nella periferia sud della capitale, si era fatto comunque molti nemici anche al di fuori del mondo islamico per la sua ostilità verso sette, movimenti occultisti, ultranazionalisti e nostalgici staliniani.
Il killer è entrato in chiesa verso le 23 e, dopo aver chiamato per nome il parroco per assicurarsi della sua identità, gli ha sparato a distanza ravvicinata. Poco prima il sacerdote aveva ricevuto una telefonata in cui un anonimo interlocutore gli aveva chiesto se sarebbe rimasto in chiesa anche in tarda serata. Sisoiev è morto durante il trasporto all’ospedale, dove è ancora ricoverato in condizioni stazionarie il suo maestro di coro Vladimir Strelbitski, colpito subito dopo di lui. «L’ipotesi principale è che dietro al delitto ci siano motivazioni religiose», hanno ammesso gli inquirenti. Il prete, un missionario con toni da crociata ma anche un teologo preparato, aveva denunciato sul suo blog e in una recente intervista a un quotidiano di aver ricevuto 14 minacce di morte («vogliono tagliarmi la testa») via mail e telefono, attribuendole agli islamici radicali. I nemici se li era fatti con la sua attività missionaria tra gli immigrati caucasici e asiatici, ma soprattutto predicando contro l’Islam, tanto che nel 2007 la co-presidente del consiglio dei muftì russi Nafigulla Ashirov l’aveva bollato come il «Salman Rushdie russo», mentre una giornalista, Khalida Khamidullina, l’aveva denunciato per istigazione all’odio religioso. Colpa anche dei suoi due libri, «Una risposta ortodossa all’Islam» e «Matrimonio con un musulmano», dove nega la compatibilità e il possibile dialogo tra Cristianesimo e Islam, definendo le rivelazioni di Maometto come opera del Diavolo e denunciando la condizione di sudditanza femminile nel mondo musulmano.
Sisoiev era stato preso di mira anche sui siti ultrapatriottici e non era ben visto dalle sette che avversava, come Testimoni di Geova, Avventisti, Rodnovers, neopagani slavi sui quali la polizia ha qualche sospetto.