Assassinato l’ex Nar Calore Uno dei pentiti di piazza Fontana

Sergio Calore, ex terrorista di destra e collaboratore di giustizia, è stato ucciso in un casolare nelle campagne di Guidonia, vicino a Roma. Secondo quanto si è appreso Calore, 58 anni, avrebbe una profonda ferita alla gola, probabilmente inferta con un coltello. A dare l’allarme ai carabinieri è stata la moglie, preoccupata dal mancato rientro a casa dell’uomo.
Sergio Calore è stato considerato uno dei principali pentiti del terrorismo nero, l’ex terrorista infatti con le sue dichiarazioni ha contribuito a ricostruire gran parte della storia dell’eversione di destra in Italia che ha avuto come protagonisti anche alcuni degli imputati del processo sulla Strage di Bologna. Calore, nel giugno dell’89 sposò Emilia Libera, altra storica pentita del terrorismo rosso, conosciuta negli anni di piombo col nome di battaglia «Nadia». Calore è stato uno dei personaggi più importanti del terrorismo nero ed è stato implicato in una serie di attentati e di omicidi legati anche a traffici di armi e di spionaggio. Venne arrestato nell’ambito delle indagini sull’ omicidio di Antonio Aleandri.
Calore è stato «uno dei primi e dei non molti pentiti dell’estrema destra» che fin dal 1984 aveva reso «dichiarazioni importantissime» su buona parte del mondo che gravitava attorno all’estrema destra. Il giudice milanese Guido Salvini - il magistrato per trent’anni ha indagato sui terroristi neri e sulla strage di piazza Fontana - ricorda così l’ex di Ordine Nuovo ucciso.
Salvini non si sbilancia sui motivi della morte - «non sappiamo nulla e dunque non possiamo dire nulla» - ma sottolinea che «non aveva più nulla che lo legasse al passato, anzi, aveva mostrato di aver rotto completamente. E poi sono passati anni da quanto ha testimoniato e conduceva una vita assolutamente normale». Tuttavia non si può escludere che qualcuno dei protagonisti degli anni di Piombo ce l’avesse con lui per qualche «soffiata» di troppo. Tra le piste investigative c’è anche quella del delitto maturato negli ambienti della piccola criminalità.
Quel che conta, dice Salvini, è che il suo pentimento è stato fondamentale per le inchieste sul terrorismo nero e il suo comportamento, sia in istruttoria sia in dibattimento «è sempre stato molto lineare».