Asse Ds-An sul referendum pronti i comitati bipartisan

Vertice a Milano: strutture locali per raccogliere le firme dal 24 aprile Fini delega Poli Bortone e Berselli, per la Quercia Penati e Zingaretti

da Milano

Il treno del referendum elettorale non si ferma. A dispetto delle richieste di rinviare la raccolta delle firme, il comitato promotore accelera. Conferma la data del 24 aprile come avvio ufficiale della campagna e definisce la costituzione delle strutture locali. Un vertice riservato ieri a Milano ha definito la strategia. Raggiunto l’obiettivo di «portare la riforma elettorale al centro dell’agenda politica», ora si tratta di mettere insieme 500mila firme in calce ai due quesiti. A condurre la battaglia saranno i comitati provinciali che nasceranno nelle prossime settimane e ospiteranno associazioni, intellettuali e uomini di partito in rigoroso spirito bipartisan. Entro una decina di giorni saranno presentati i comitati di Roma e Milano.
Quello che si delinea è un asse tra Ds e An. Entrambi hanno interesse a scongiurare nostalgie neocentriste, a rafforzare il bipolarismo e quindi a sostenere il referendum, ma tengono atteggiamenti diversi. Così, se la Quercia resta prudente nel timore di alterare i fragili equilibri di governo, Gianfranco Fini non esita a schierare apertamente il suo partito.
E non di sola adesione di principio, si tratta. Il leader di An ha scelto due parlamentari di fiducia per coordinare l’impegno di dirigenti e militanti in tutta Italia: Adriana Poli Bortone si occuperà del meridione, Filippo Berselli delle regioni del centro-nord. Entrambi hanno già designato responsabili provinciali - per lo più altri parlamentari - che entreranno nei comitati locali. Insomma un’organizzazione capillare e una mobilitazione organica che fanno ben sperare i promotori: l’apporto di migliaia di consiglieri comunali e provinciali di An in veste di autenticatori di firme è fondamentale per raggiungere il traguardo. Al vertice operativo ieri a Milano ha partecipato anche Piergianni Prosperini, assessore regionale di An. Mentre a Roma entrerà nel comitato Silvano Moffa, deputato ed ex presidente della Provincia.
Ma i referendari contano anche sui Ds - «nonostante i soliti mal di pancia» testimoniati dagli inviti a rinviare la raccolta di firme - e le adesioni sono incoraggianti. Per dire: ieri, in un seminario all’università statale del capoluogo lombardo, ha assicurato il suo impegno Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano. Che il più autorevole ds alla guida di un’amministrazione locale nel lombardo-veneto, per di più dalemiano doc e fautore del Partito democratico, si spenda in prima persona è un segnale importante. Come lo è il sostegno arrivato dalla segreteria regionale laziale guidata dall’eurodeputato Nicola Zingaretti. Consiglieri comunali ds saranno nel comitato romano.
Dunque si compone il puzzle organizzativo dei referendari. Ai quali va benissimo che i partiti si diano da fare, ma in seconda linea. Perché consentono di rafforzare la rete di associazioni per il partito democratico guidata da Gregorio Gitti, che a breve si fonderà con l’associazione Cittadinanza Attiva (80mila aderenti in tutta la penisola). Così ieri alla Statale di Milano - parola d’ordine «salvare il bipolarismo» - si respirava ottimismo. Al seminario organizzato dai giuristi Giovanni Guzzetta (presidente del comitato promotore) e Nicolò Zanon c’erano anche Massimo Cacciari, impietoso con il centrosinistra, l’ex presidente della Consulta Annibale Marini, il redivivo Mario Segni e Marco Formentini, ex leghista transitato nella Margherita.
E Prodi? «Con il cuore sta con noi, ma non può schierarsi». Perché a un certo punto potrebbe essere costretto a scegliere tra tenere in vita il governo e tenere in vita il bipolarismo. «Condizione ossimorica», sintetizza Guzzetta.