Asse Franceschini-Veltroni, D'Alema all'angolo

Il leader Pd chiude all'ipotesi del complocco e volta le spalle a D'Alema: "Pensiamo a fare l'opposizione". Dalla sua anche Veltroni che lo invita a tornare allo spirito del Lingotto: "Guai ad abbandonare il progetto". Il prossimo 2 luglio Pd in piazza

Roma - "Non sono esperto di complotti o di scosse, ma penso sia più utile prendere atto che c’è un governo che non governa, un presidente del Consiglio distratto che non affronta i problema degli italiani". Il leader del Pd Dario Franceschini lancia un chiaro avvertimento a Massimo D'Alema e a chi gli chiede della questione del complotto oggetto dei botta e risposta tra governo e opposizione di questi ultimi giorni. "C’è bisogno di riforme strutturali e di misure di emergenza per fronteggiare la crisi economica, il nostro ruolo di opposizione deve essere questo - chiarisce Franceschini - incalzare il governo per fare proposte ogni giorno per risolvere i problemi degli italiani". E, in vista del congresso, si schiera al suo fianco l'ex numero uno del Loft, Walter Veltroni, che invita il partito a "tornare allo spirito del Lingotto".

Il futuro del Pd "Ho invitato tutti a concentrarsi sui ballottaggi, un appuntamento importante. Ora concentriamoci su quello, poi comincerà il percorso congressuale e lì non avrò reticenze a dire cosa voglio fare", ha spiegato Franceschini. "Non sono un esperto nè di complotti nè di scosse e penso che sia più utile prendere atto che c’è un governo che non governa", ha poi continuato il segretario del Pd. "Abbiamo un presidente del Consiglio - ha evidenziato il leader democratico - distratto da molte cose che non affronta i problemi degli italiani. Servono riforme strutturali e misure di emergenza per affrontare la crisi economica". Per Franceschini, infatti, "il nostro ruolo di opposizione è incalzare il governo perchè metta in campo proposte che servano a risolvere i problemi giorno per giorno".

Veltroni: "non si torna indietro" Due anni dopo il discorso del Lingotto, con cui si era candidato alla guida del Pd, e a cinque mesi dalle dimissioni da segretario, Walter Veltroni torna in campo con un’iniziativa pubblica, il 2 luglio pomeriggio al Centro Congressi Capranica. Il perché lo spiega lo stesso primo segretario Democratico con un intervento che pubblica su Facebook: il progetto del Pd, afferma, è messo in discussione, tornano "richiami antici" e "aumentano le tensioni". E lui vuole mettere in chiaro che "di tutto abbiamo bisogno, tranne che di ritorni ad un passato che ha poco da dire". Veltroni assicura che non sarà una riunione "correntizia" e sottolinea che in questi mesi ha evitato ogni "recriminazione" o "intervista malevola", assicurando "a Dario Franceschini, al suo sforzo intelligente, un sostegno leale e sincero". Il progetto del Pd, avverte Veltroni, è oggi "messo in discussione", ci sono "richiami antichi", tentazioni a "lasciar perdere" il Pd o a trasformarlo "in un frammento minoritario di uno schieramento senza un disegno riformista". L’ex segretario tiene a chiarire di essere e voler restare "fuori dal da un certo tipo di battaglia politica", ma ribadisce che "di tutto abbiamo bisogno tranne che di ritorni al passato" in modo "palese o camuffato". Ci vuole "più riformismo, più modernita", non "antiche e inesistenti certezze". Per il Pd, afferma, ci sono "possibilità enormi" perché il "berlusconismo ha iniziato la sua parabola discendente". Ma per questo occorre lavorare: "Il Pd deve fare ancora molto. Davvero molto. Non tornando indietro - insiste - ma andando avanti», «evitando di ripetere gli errori compiuti e correggendo radicalmente un modo di essere e di fare che ci ha fatto solo del male". La passione di milioni di elettori che diedero al Pd il 33% alle politiche «"è stata delusa", queste persone "sono state disorientate" da "laceranti e troppo spesso sotterranei" scontri interni, da un "gioco perverso" di posizionamenti individuali o correntizi che Veltroni riconosce non essere riuscito a impedire. Insomma, va "rilanciato e rafforzato" il progetto del Pd e a questo servirà l’incontro del 2 luglio: "Sarà - sottolinea - quanto di più lontano, lo dico a scanso di equivoci e in nome di un’assoluta ripugnanza per le vecchie e deleterie logiche correntizie, dell’ennesimo incontro di una componente che si vede per 'pesare' nella vita interna di un partito. Chi si aspetta questo può anche non venire, quel giorno". Serve, al Paese prima che al Pd, un "partito riformista che sia il baricentro di un governo che la cambi radicalmente". Un partito, insiste, che parli "un linguaggio nuovo per contenuti e ispirazione", "in cui avanzi una nuova generazione di dirigenti, che senta con orgoglio l’identità che era racchiusa nelle centinaia di migliaia di bandiere del Circo Massimo". Un partito "senza ex di nulla, senza correnti e personalismi, senza vecchie e paralizzanti logiche figlie di un tempo superato. Semplicemente e per sempre superato". "Sarà, appunto, due anni dopo il Lingotto. Sarà il modo per dire che i grandi obiettivi attorno ai quali ci eravamo ritrovati allora, 'fare un’Italia nuova', unire gli italiani, aprire una nuova stagione di governo per il Paese, sono gli stessi di quelli che oggi attendono il Partito Democratico. Dovremo tutti - conclude l’ex segretario - esserne all’altezza".