Asse franco-tedesco per Atene, la Fed pronta ad alzare i tassi

Oggi vertice dei 27 a Bruxelles e conferenza congiunta Merkel-Sarkozy
Germania e Francia favorevoli a prestiti bilaterali. Euro sotto 1,38
dollari

«Al momento opportuno» la Federal reserve cambierà la propria strategia di politica monetaria cominciando ad alzare il tasso di sconto. Ben Bernanke è uscito ieri allo scoperto. Senza tuttavia indicare il timing della mini-stretta, ancora imprecisato e soggetto a variabili come l’alto livello di disoccupazione e una ripresa poco incisiva.
Meno tempo è invece concesso all’Europa per definire il piano di soccorso a favore della Grecia, i cui conti pubblici in disordine hanno contribuito a portare l’euro sotto quota 1,38 dollari, ai minimi da otto mesi. I mercati sono in attesa che si chiariscano le modalità dell’azione di sostegno, e il nervosismo resta palpabile: partiti di slancio, i listini hanno ieri ridotto in chiusura i guadagni (a eccezione di Milano, in rialzo del 2%) proprio a causa dell’incertezza sugli aiuti al Paese ellenico. Scartata l’ipotesi di chiedere aiuto al Fondo monetario internazionale, poco probabile la chiamata in causa della Banca dei regolamenti internazionali, la soluzione sembra forzatamente passare all’interno dell’Ue, probabilmente sotto forma di prestiti bilaterali. Con Germania e Francia chiamate a recitare un ruolo di primo piano.
Un primo velo sulla direzione in cui intende muoversi l’Ue potrebbe essere alzato oggi al termine del summit dei capi di Stato e di governo dei 27, ospitato presso la Biblioteca Solvay a Bruxelles. In un contributo preparato per l’occasione, il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, spiegherà che la crisi finanziaria ed economica «ha vanificato negli ultimi due anni vent’anni di risanamento». Alcune fonti interne all’Ue sostengono che il vertice sarà focalizzato sugli aspetti politici dell’intervento a favore di Atene, mentre sarà la riunione dell’Eurogruppo di lunedì prossimo ad avere il compito di esaminare i dettagli del piano.
L’impressione, tuttavia, è che, come nella gestione della recessione, l’Europa si muova in modo poco coeso. I nodi non sono stati sciolti ieri dai ministri delle Finanze dell’eurozona in una teleconferenza cui hanno partecipato anche il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, e il nuovo commissario europeo agli affari Economici e monetari Olli Rehn. Jean-Claude Juncker, punterebbe su un piano concordato con i ministri dell’Eurogruppo, alcuni Paesi (tra cui la Svezia) non sarebbero in linea di principio contrari a un sostegno da parte del Fmi, che altri considerano invece «umiliante», mentre Germania e Francia spingerebbero per muoversi in maniera autonoma concedendo prestiti bilaterali alla Grecia. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha detto ieri che le notizie di stampa sugli aiuti alla Grecia sono «solo speculazioni», ma la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno annunciato l’intenzione di tenere oggi una conferenza congiunta dopo la chiusura del vertice. Berlino e Parigi, del resto, sono le più esposte - direttamente o attraverso le loro banche - nei confronti di Atene. Secondo Sylvain Broyer, di Natixis, messi assieme i due maggiori Paesi dell’area euro controllano il 39% dei bond pubblici ellenici. Il governo tedesco vuole invece nominare il vicepresidente della Bce, il greco Lucas Papademos, quale supersorvegliante speciale dell'Ue sulle misure di risanamento promesse da Atene.