Asse tra vicepremier e sindaco di Roma sulle «coalizioni omogenee». Allarme nell’area radicale. Veleni sulle Primarie: i veltroniani attaccano Prodi e la Bindi Rutelli scarica la sinistra: con il Pd nuovi alleati

E avverte il premier: basta con i cedimenti ai massimalisti

da Roma

«I leader nazionali del futuro Partito democratico sono degli irresponsabili, il Pd ormai sembra la striscia di Gaza. Fermiamoci».
Il grido di dolore del deputato della Margherita Franco Laratta getta una luce tragicomica sulla battaglia delle primarie e sui «veleni», le «acredini», il «fuoco amico», i «raid aggressivi e ingiustificati» che la stanno trasformando nel feuilleton politico di fine estate, surclassando persino le avventure della Brambilla.
L’esponente dl, supporter di Veltroni, se la prende con «gli ulivisti» e con la loro testa d’ariete, Rosy Bindi, e strattona il premier: «Prodi non può lavarsene le mani». Perché è chiaro a tutti, ormai, che dietro la partita delle Primarie si sta giocando un altra sfida: quella tra il Professore che difende poltrona, ruolo e leadership, e il suo potenziale successore che a ottobre vuole ottenere la più larga investitura possibile.
E, al di là delle risse tra candidati, la battaglia si sta spostando sul futuro della coalizione di centrosinistra e sulla possibilità di restare alleati con la sinistra massimalista. Un tema che inevitabilmente finisce per mettere in fibrillazione il governo. Veltroni, Rutelli e anche Enrico Letta hanno messo i piedi nel piatto. Il sindaco di Roma lo ha detto chiaro: meglio soli che mal accompagnati, basta col «feticcio» dell’unità di coalizioni che magari vincono ma poi non sanno governare.
E ieri il leader della Margherita e vicepremier, che gioca di sponda col candidato leader e si prepara ad incarnare l’ala moderata e liberal del Pd, ha rilanciato. Rievocando la formula più contestata del suo «manifesto dei coraggiosi», la necessità di «alleanze di nuovo conio». Dalle colonne di Europa, Rutelli spiega senza giri di parole che «gli alleati di oggi non è detto che lo siano a vita», e che le coalizioni vanno decise «in base al progetto in campo per governare e cambiare questo paese». Perché «senza riforme coraggiose l’Italia è condannata a non crescere». La sinistra più radicale, dice Rutelli, ormai «è in minoranza nel popolo, nei ceti popolari» che invece pretende di rappresentare. E avverte Prodi: faremo proposte chiare, «a cominciare dalla manovra economica d’autunno», augurandosi «un orientamento chiaro del governo». Che dunque dovrà scegliere tra «la sfida» del Pd di Veltroni (e Rutelli) e le pretese di Rifondazione & Co. Anche lo sfidante di Veltroni, Enrico Letta, invoca «la forza di costruire coalizioni omogenee», altrimenti «se non ci sono le condizioni, il Pd ha la forza di andare da solo».
La Bindi però frena, in difesa del governo Prodi: «Dobbiamo fare di tutto per tenere unita la coalizione». La sinistra reagisce: «Qual è il vero obiettivo di Veltroni, Rutelli e Letta?», si chiede la capogruppo di Sinistra democratica, Titti Di Salvo. «Si pensa a un cambio di alleanze? Sono dichiarazioni contro il governo», denuncia, che «creano instabilità» minandone «la longevità». Per il Prc, Gennaro Migliore dice: «Se si pensa ad altre coalizioni, si abbia il coraggio di dirlo. Per noi l’alleanza è questa». E il verde Bonelli si allarma, temendo l’avvicinarsi di una resa dei conti elettorale: «Il Pd non faccia l’errore del 2001, quando consegnò il paese a Berlusconi».