Assedio a Gheddafi: è la battaglia finale

ZawiyahLa piazza centrale di Zawiyah è devastata dalla battaglia. I palazzi che la circondano sono in rovina, crivellati dai colpi di proiettile, anneriti dalle fiamme, squartati dai colpi di mortaio. Nella notte tra venerdì e sabato i ribelli hanno conquistato quella che gli abitanti della città chiamavano ancora piazza Giardino, con il suo antico nome italiano. Ora, il tronco dei bassi alberi porta il segno delle esplosioni, come il marmo che ricopre il centro del grande spiazzo. A terra, a poche ore dalla fine della battaglia, ci sono ancora i corpi di alcuni combattenti, coperti da un lenzuolo bianco. La città è deserta, soltanto i giovani in macchina si avventurano fuori a festeggiare, sparando colpi di kalashnikov in aria e facendo foto con il telefonino per le strade distrutte.
Ieri i ribelli libici hanno conquistato la maggior parte della città, 50 chilometri a ovest della capitale, strategica per le sorti del conflitto in Libia, dopo una settimana di violenti combattimenti strada per strada. La battaglia per Tripoli sembra ormai vicina. La via per la capitale, però, per i ribelli, non è ancora aperta. Ieri, i missili Grad delle forze del colonnello Gheddafi continuavano a cadere su Zawiyah, lanciati dai villaggi circostanti. Dal centro, si udivano i colpi di artiglieria. Le forze del regime sono ancora alle porte, «a dieci chilometri dalla città», spiega Osama Mohammed, un ribelle appena tornato dal fronte, un panino in mano per rompere il digiuno di Ramadan.
Da giorni le forze rivoluzionarie stanno ottenendo inaspettati successi in molti centri sulla via per la capitale, da tre direzioni diverse, accerchiando così la roccaforte del colonnello. E voci non confermate parlano di scontri già iniziati alle porte della città, forse anche intorno all’aeroporto. Venerdì sera, a Zintan, polveroso centro dell’altopiano desertico che dalla Tunisia scende verso il mare, da dove è partita l’offensiva, le brigate ribelli di Tripoli si stavano preparando alla battaglia nel loro quartier generale.
Da Misurata gli oppositori del raìs hanno annunciato due giorni fa la presa della cittadina di Zlitan, 150 chilometri a est della capitale. E a Gharyan, a sud di Tripoli, venerdì pomeriggio centinaia di persone si sono riversate in festa nella piccola piazza centrale a bordo dei loro pick-up, fucili e bandiere della rivoluzione alla mano. Gharyan è sotto il controllo dei ribelli da domenica, dopo una battaglia durata soprendentemente poco, «soltanto quattro ore», racconta Adel Sagher, un ingegnere oggi membro del consiglio militare locale. Eppure, la cittadina, a soli 80 chilometri da Tripoli, è uno snodo strategico per le sorti del conflitto. Si trova sulla strada che garantiva alle forze di Gheddafi il rifornimento di armi dal Sud ed era il quartier generale di una delle più importanti basi militari della zona. «Non posso credere ai miei occhi - dice un ex soldato che ha servito lì fino al 1999 - questa era una delle brigate più potenti della Libia, e oggi è in rovina».
Se Gharyan è cruciale per il controllo della via verso l’Algeria, la presa di Zawiyah permette ai ribelli di boccare i rifornimenti del regime dalla Tunisia: dal lì arrivavano alimenti e carburante, che scarseggia da settimane nella capitale. La città è la sede dell’ultima raffineria sotto il controllo delle forze del colonnello, che però ieri hanno riconquistato qualche posizione a Brega, 200 chilometri da Bengasi.
Le sorti di Tripoli non dipendono soltanto dagli eventi sul campo di battaglia. Da giorni, la diplomazia internazionale è in azione per evitare una guerra nelle strade della capitale. E aumentano le voci di una imminente fuga di Gheddafi. In colloqui segreti nei giorni scorsi tra ribelli e leadership di Tripoli a Jerba e Tunisi, lo stesso campo del colonnello avrebbe sollevato la possibilità di una sua partenza. E secondo il quotidiano arabo Asharq El Awsat, nei giorni scorsi due aerei sudafricani sarebbero atterrati a Tripoli. Una delegazione africana starebbe preparando l'uscita di scena del rais.