Assedio al guru della Pixar tra spinte, gaffe e imbucati

Vabbè: si trattava in fondo di cartoni animati e quindi bisogna anche riderci un po’ su. Ma se questo è il biglietto da visita della Milano versione Expo, allora forse siamo ancora in tempo a scappare. In pratica: era la gran sera di John Lasseter, l’uomo che ha fondato con Steve Jobs la Pixar e che veniva a spiegare i segreti dell’animazione digitale. Meet the media guru, s’intitolava l’incontro, ed in effetti ci si poteva aspettare che qualcuno fosse interessato a incontrarlo. Così la serata al teatro Dal Verme - arrivata dopo la conferenza stampa del mattino per l’inaugurazione della bellissima mostra sui 25 anni dela Pixar al Pac - era stata preceduta da diversi warning. In sintesi: a) per entrare bisogna avere l’invito o essersi accreditati; b) chi ha le credenziali arrivi al teatro almeno mezz’ora prima; c) gli altri lascino perdere. «Lo vuole la Pixar», così è stato detto (e scritto).
Infatti: alle 20.15 fuori dal Dal Verme si accalcavano un migliaio di persone, mentre dentro erano già entrati in centinaia. Ingresso unico, s’intende, nel senso che delle tre porte ce n’era aperta solo una e a metà. Con due buttafuori/buttadendro che facevo argine a spinta contro la calca montante: «Abbiate pazienza, faremo entrare tutti ma non spingete» dicevano, con una voce udibile si e no dalle prime dieci acciughe del gruppo. Finita la pressa, ecco l’ingresso dove finalmente ritirare l’accredito, se non fosse che l’incaricata con uno sguardo desolato annunciava - anche a chi aveva prenotato con un mese d’anticipo - che non c’erano più posti disponibili: «L’avreste avuto riservato, ma è entrata gente che non c’entrava e ha occupato il teatro... Mi dispiace...». Si figuri, anche perché in quel momento una dell’organizzazione era in piedi su un tavolo davanti alla porticina sempre più malmessa e stava ululando qualcosa alla calca: «Lo so, abbiamo sbagliato qualcosa, ci prendiamo la responsabilità... Però ora non mettiamoci a fare un dibattito... stiamo cercando una soluzione, se l’avete voi ditecela, forse noi non siamo abbastanza intelligenti...».
La soluzione arriva: tutti giù in una saletta a vedere la ripresa di quanto succede sopra dal vivo, ci sono ancora posti liberi, finalmente. E così, dopo i saluti di rito arriva Lasseter che si presenta con i suoi capolavori. Solo in sala, però, perché lì sotto sullo schermo appare una scritta: «Per una questione di diritti internazionali, alcune immagini dei video proiettati in sala non possono essere trasmesse né registrate». Bufera, che esplode quando riappare il guru: la sua voce non si sente e il suo doppiatore assomiglia più a Oliver Hardy che all’amico di Steve. Insomma: la gente lascia la saletta al grido di «buffoni» e a questo punto al piano di sopra scoppia il finimondo. Lo staff del teatro si schiera fieramente («meno male che non siamo noi i repsponsabili»), quello degli organizzatori prepara le barricate: «Siete voi che volete vedere Lasseter ed è lui che non vuole che vediate i suoi video...». Colpa sua e anche nostra, dunque, e soprattutto della Disney, che «se avesse dato dei soldi per l’evento magari avremmo avuto un teatro più grande. Sa quanto prendo io per questa serata? Ecco, non glielo dico. Invece loro sono lì in prima fila a riempire le poltrone...». Risultato: alla fine si decide, porte aperte per tutti, posti solo in piedi naturalmente. Lasseter è comunque fantastico, ma dopo un’ora di ginnastica passiva qualcuno alla fine molla. Per loro l’incontro finisce a metà, ma quantomeno il guru è già visibilmente felice: vista la serata da cinema, la trama per il prossimo film è pronta.