Un’assemblea senza psicodrammi ma con un solo vincitore: Di Pietro

Gli spagnoli se ne vanno subito dopo il cda. Toni soft dei manager

Gian Maria De Francesco

da Roma

La partita Autostrade-Abertis è stata un gioco a somma zero. Se i due promessi sposi hanno perso rinunciando al progetto di fusione, un chiaro vincitore c’è stato: il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro che è riuscito a condizionare l’operazione.
E che si sia trattato di una sconfitta bruciante lo si è capito anche dal fatto che l’ad del gruppo iberico, Salvador Alemany Mas, ha abbandonato la sede romana del gruppo al termine del cda che ha sancito lo stop all’integrazione. La stessa assemblea, durata poco meno di due ore, si è svolta senza particolari colpi di scena. Coloro che si aspettavano un management pronto ad accusare con toni pesanti il governo dell’esito negativo sono rimasti delusi. L’ad di Autostrade, Giovanni Castellucci, si è limitato a sottolineare che «l’articolo 12 del collegato fiscale impediva un concambio corretto» e che «in quando ci saranno le condizioni, rispetteremo gli impegni». Affermazioni forti, ma senza polemiche esplicite. Allo stesso modo il presidente Gros-Pietro ha messo in evidenza la mancanza di «una valutazione politica e amministrativa» positiva. Circostanza che non si può imputare ad Autostrade. Il rappresentante di Schema28 si è attenuto alle valutazioni espresse affermando di condividerle «parola per parola». Nessuno psicodramma, quindi.
Questa la dichiarazione fatta arrivare ieri mattina dal ministro Antonio Di Pietro alle agenzie di stampa presenti all’assemblea: «Auspichiamo anche noi una ripresa del dialogo rimettendo mano alle concessioni. Il problema non era la fusione, era e resta un problema italo-italiano che deve ancora essere risolto». E per tutta la giornata di ieri il leader dell’Italia dei Valori, prima a Palermo e poi a Roma, non ha fatto altro che esaltare il «merito del governo per aver rilanciato l’idea che il cittadino, l’utente vanno rispettati».
Alla fusione da 25 miliardi saltata nessun cenno. Della sopraggiunta impossibilità di valutare gli asset di Autostrade, ossia le concessioni, nessuna menzione. Anzi, nel maxiemendamento alla Finanziaria è spuntato un ulteriore aumento (rispetto a quello già deciso alla Camera) del canone annuo da versare all’Anas dal 2 al 2,4% dei proventi da pedaggi. Disponibilità al dialogo sì, ma il ministro ha fatto ampiamente comprendere di porsi come dominus della situazione. Solo i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno espresso analoga soddisfazione per il fallimento della trattativa che li preoccupava dal punto di vista occupazionale.
E il ministro delle Politiche europee, Emma Bonino, ha ripetuto che si è trattato di «una grande occasione mancata per il nostro Paese». Una voce rimasta inascoltata.