Assenteismo, chi non mente non commette reato

Singolare sentenza a Palermo. Un poliziotto sorpreso in vacanza a Madrid mentre avrebbe dovuto essere in servizio è stato prosciolto dall'accusa di truffa aggravata allo Stato: non ha presentato false giustificazioni, quindi non c'è raggiro

Fai il «fannullone»? Dovresti essere al lavoro e invece te ne vai in vacanza all'estero? Bene, niente paura. Di tutto potrai essere accusato, meno che di truffa all'amministrazione che ti dà lo stipendio. Ad una condizione, però: stare zitto, non portare alcuna falsa giustificazione. Sì, perché se ometterai soltanto, senza mentire, non potrai incorrere nella scure della legge. Potrebbe apparire un paradosso, ma invece è questa la ratio alla base di una sentenza che, a Palermo, ha mandato assolto dall'accusa di truffa aggravata allo Stato un poliziotto "beccato" a Madrid mentre in realtà avrebbe dovuto essere al lavoro. Secondo il gup Lorenzo Matassa, infatti, la semplice assenza, non accompagnata da «artifizi e raggiri», non dà una falsa rappresentazione dei fatti. Di conseguenza, non c'è nessuna truffa. Protagonista di questa storia, raccontata dal Giornale di Sicilia, un agente di polizia, Ivano Alberto Crini, di 33 anni. Tutto comincia a Natale del 2007. Crini, che lavora a Palermo, sulla carta deve svolgere un servizio all'aeroporto militare di Boccadifalco. Ma lui in realtà non c'è. È, infatti, in vacanza in Spagna. Ed è decisamente anche sfigato. Sì, perché nessuno si sarebbe accorto della sua assenza ingiustificata se a Madrid, in metropolitana, non gli avessero rubato il portafoglio con i documenti. Sono proprio i controlli incrociati conseguenti al furto che portano alla scoperta dell'assenza e alla conseguente denuncia. A "salvare" l'agente dalla condanna in sede penale - a livello disciplinare il suo comportamento è stato sanzionato - la condotta rispetto all'amministrazione di appartenza. Il poliziotto, infatti, difeso dall'avvocato Alessandro Campo, non ha presentato false giustificazioni per la sua assenza, non si è fatto timbrare il cartellino da un collega, insomma, non ha dato nessuna falsa spiegazione. Di qui la decisione del gup Matassa, secondo il quale «la mera condotta dell'assenza, senza altra connotazione, non può integrare il delitto di truffa, essendo questo consumabile in presenza di specifiche azioni e omissioni volte alla creazione di una falsa rappresentazione dei fatti».