Assenteiste «condannate» a rimanere a casa. Retribuite

Qual è il provvedimento disciplinare per le impiegate che timbravano il cartellino e poi andavano a fare la spesa, dalla parrucchiera o a rassettare casa? Una tegola da far paura? Macché. Il castigo, ovviamente come previsto, è quello di restare a casa sei mesi con una parte di stipendio.
Tutto avviene in Tribunale a Desio sede staccata di Monza, perché stiamo parlando di tre addette alla cancelleria. Qualcuno le becca che passano il badge e quindi si presume stiano al loro posto a smistare le scartoffie. Niente da fare, non sono al loro posto di lavoro e la vicenda prende una brutta piega tanto che le donne sono denunciate e processate. Patteggiano la pena e vengono, mitemente, condannate per truffa ai danni dello Stato. Il filone penale ha il suo corso. Avranno sbagliato e pagheranno il conto con la giustizia.
La questione più sottile, che assume i contorni del paradosso arriva, quando si tratta di applicare il provvedimento di sospensione disciplinare. Forse si poteva dire: avete fatto i comodi vostri e adesso lavorate per un tot di tempo gratis, tanto per risarcire lo Stato e alla fine il contribuente. Neanche per sogno. Neanche una via di mezzo.
O meglio per loro una condanna che assomiglia molto a un premio: a casa per mezzo anno a girare i pollici o, se preferiscono, a spasso. Però pagate. Poco perché la loro «busta» è stata decurtata, ma in ogni caso molto alla larga dal lavoro. Rimane un problema come fare senza di loro? Per non paralizzare, o alla peggio, chiudere il Palazzo di giustizia desiano, il provvedimento, almeno questo, è a rotazione. Quando una è in «licenza punitiva» le altre due sono in servizio. E via così per un anno e mezzo.
Solo che, un dettaglio difficile da trascurare il Tribunale di Desio è intasato dalle pratiche e gli avvocati mugugnano per i ritardi o l’improvvisa sospensione delle udienze. Gabriella Mariconda, la coordinatrice dei giudici, preferisce non commentare. Si limita ad allargare le braccia. Al settore civile, dove arrivano oltre cinquemila cause ogni anno, è rimasto solo un cancelliere. A fronte dei cinque che prevede l’organico. Dove sono finiti? I beni informati raccontano che due figurano assenti giustificate per malattia, altre due hanno raggiunto la pensione e una «funzionaria addetta» con prevedibile sobbalzo dalla poltrona del ministro Renato Brunetta, per «punizione» fa i comodi suoi e prende pure qualche soldo. Come le colleghe ha preso con leggerezza una faccenda seria: la regola vuole che quando si certifica la presenza in ufficio, poi bisognerebbe rimanerci. Magari a lavorare.