IN ASSENZA DEL CAMPIONE

Ma con la Liguria che c’entrano? Oriana Fallaci è nata a Firenze e vive in America. Giuliana Sgrena è di Domodossola, fa l’inviata all’estero, è stata rapita in Irak. Sarà pure colpa della globalizzazione ma oggi loro sono un po’ le due facce di Genova. O sarà forse colpa di Pericu e Burlando che non danno ai loro concittadini neppure la soddisfazione di rispondere sul Genoa, figurarsi se riescono a rappresentarli tutti parlando di quello che accade nel mondo. Il fatto è che i genovesi, i liguri una loro idea ce l’hanno, certo non uguale per tutti (per fortuna), ma vogliono fare una scelta di campo, e hanno bisogno di un paladino, di un campione da seguire. E lo cercano oltre i Giovi. È una considerazione triste, ma il dato di fatto è che la gente non ne può più di scegliere tra parole di circostanza in libertà e frasi fatte, tra «cordoglio per i gravi fatti» e «la pace è un bene di tutti».
O di qua o di là. Il terrorismo, e di conseguenza la politica internazionale, non è roba da «né con lo Stato né con le Br». E i liguri ancora una volta vogliono essere in prima fila nel reagire, partendo dalle conseguenze stesse che potrebbero esserci nei loro caruggi, nei loro capannoni trasformati in moschea. Alcuni chiamano Giuliana Sgrena per darle il «Premio colombe d’oro» come ambasciatrice di pace, dimenticando che dalle lacrime e dal terrore della prigionia è passata con grande disinvoltura alle accuse contro chi usa la forza contro il terrorismo. Altri si ribellano, e urlano tutta la loro rabbia perché la stessa Genova si era con sufficienza dimenticata di un suo concittadino che nelle mani dei rapitori iracheni c’è stato allo stesso modo, ma che oggi non può essere su un palco a sostenere le sue idee, perché la «resistenza» lo ha freddato con un colpo di fucile alla nuca mentre urlava il suo orgoglio di italiano. Si chiedono magari perché a Nicola Calipari, che a Genova ha lavorato e lasciato un gran ricordo, non sia stata dedicata altro che una sala della sede dell’ordine dei giornalisti, alla cui inaugurazione non erano peraltro presenti sindaco e presidente di Regione.
Dalla Liguria parte anche una «crociata» al fianco di Oriana Fallaci, l’intellettuale scaricata dalla sinistra appena ha iniziato a gridare la sua rabbia e il suo orgoglio contro l’estremismo islamico responsabile degli attentati all’Occidente. La scrittrice scomoda diventa addirittura l’arma per costringere Claudio Burlando e la sua maggioranza a dire da che parte sta, senza troppi giri di parole. I genovesi, i liguri chiedono di sapere cosa pensa chi li rappresenta, vuole parole chiare. Ma visto che non arrivano neppure a proposito del calcio, si rivolgono oltre i Giovi.