«In assenza di leggi il decreto era giusto»

Roma«Il decreto-legge sul caso Englaro era giustificato proprio dall’inerzia del Parlamento su un tema molto controverso, ma adesso questa vicenda può diventare la grande occasione per spingere le forze politiche a trovare un accordo e fare finalmente la legge».
Professor Achille Chiappetti, vuol dire come costituzionalista che prima della morte di Eluana c’erano i presupposti per un intervento d’urgenza del governo sul caso concreto?
«Sì, perché il decreto-legge nasceva da un’emergenza e avrebbe avuto un effetto limitato nel tempo: avrebbe bloccato solo temporaneamente gli effetti della sentenza della Cassazione, in attesa appunto delle nuove norme. Proprio la sua temporaneità, a mio parere, lo avrebbe messo al riparo da accuse di incostituzionalità».
Si è detto, invece, che in questo modo ci sarebbe stato un conflitto di poteri tra governo e magistratura.
«Sarebbe successo se si fosse annullata la sentenza, ma il principio della separazione dei poteri (peraltro non così forte nel nostro ordinamento) non sarebbe stato leso da un intervento giustificato da necessità e urgenza e assolutamente temporaneo. La Corte costituzionale già in passato si è pronunciata in questo senso. Ad esempio, quando fu sollevata la questione della legittimità costituzionale della nostra partecipazione alla Comunità europea, le cui norme s’imponevano direttamente in Italia, sebbene approvate dall’esecutivo e non dal Parlamento. In quell’occasione, la Consulta disse che il contrasto con la Carta era accettabile perché la situazione era transitoria (anche se poi è andata avanti per 30 anni)».
E il conflitto istituzionale tra Palazzo Chigi e Quirinale?
«Non parlerei di conflitto istituzionale. C’è stato, semmai, un contrasto in cui ciascuno ha esercitato il suo potere. Ma sia Berlusconi che Napolitano hanno sottolineato che si trattava di un problema di coscienza. E su un piano del genere non meraviglia la diversità di posizioni. Bisogna poi considerare che il capo dello Stato è anche presidente del Csm, garante della sua indipendenza e della terzietà delle sue sentenze. Certo, è inusuale l’arrivo della lettera del Quirinale in pieno Consiglio dei ministri e sarebbe stato meglio se ci fosse stata più concertazione, anche per limitare con precisione il periodo di sospensione della sentenza».
Dopo la morte di Eluana dal Pdl sono state lanciate accuse forti al presidente della Repubblica: questa vicenda lascerà il segno nei rapporti tra Palazzo Chigi e Quirinale?
«No, non credo. Soprattutto se si arriverà a fare una legge sulla quale Napolitano, sorvolando sugli screzi, fa bene ad incentrare ora l’attenzione. D’altronde, questo caso ha visto una grande partecipazione popolare, si sono confrontate due Italie e questo spiega certi toni eccessivi usati anche in Parlamento. Ma non andrei a cercare responsabilità da una parte o dall’altra. E non si può dire che le istituzioni abbiano aggravato la spaccatura. È augurabile che la tragedia di Eluana abbia almeno il merito di agevolare la composizione delle diverse posizioni e superare quell’inerzia del Parlamento che, paradossalmente, spiegava l’intervento del governo».
Berlusconi, in quest’occasione, ha detto che è stata impedita l’azione del governo e ha ripetuto che la Costituzione va cambiata perché l’esecutivo è costretto a ricorrere alla decretazione d’urgenza per superare ostacoli alla sua attività. Lei come la pensa?
«La riforma del 2005 prevedeva una serie d’istituti per consentire al governo di attuare il suo programma. Basterebbero piccole modifiche alla Carta per facilitare modifiche regolamentari e consentire la rapida approvazione delle proposte del governo. Fatto ciò, l’eccessivo ricorso ai decreti legge non sarebbe più giustificabile».