Assessori, consiglieri e buste paga qualunquiste

Sulle pagine romane del Corriere della Sera, Edoardo Sassi ha chiesto a consiglieri e assessori della Regione Lazio: lei quanto guadagna al mese? Non dovrebbe essere un’informazione coperta da segreto di Stato. Be’, con l’eccezione di due assessori di Rifondazione e di due consiglieri di opposizione (uno di An, uno di Forza Italia), lesti e precisi nel rispondere, tutti gli altri hanno divagato al telefono, ma così tanto da rasentare un ridicolo misto a improntitudine. «Non lo so proprio, non mi faccia dire una cifra per l’altra» (Giulia Rodano, Ds, e pensare che l’ho pure votata); «Dovrei chiederlo alla mia segretaria. Questa è una sorta di accanimento terapeutico. Gli sprechi sono altrove» (Silvia Costa, Margherita); «Lo so, però non credo sia opportuno dirlo per non alimentare campagne strumentali» (Mario Michelangeli, Pdci).
Perché si comportano così? Ci vuole molto a dire: tra gli 8 e i 10mila euro? Il fatto è che in molti, sia a sinistra sia a destra, hanno la coda di paglia. Per Bassolino «so’ cose ’e pazzi», nel senso che le polemiche sui ministerialismi rossi sarebbero gratuite e ingiuste, magari qualunquiste. Può darsi che governare imponga venire a patti con l’opposizione e quindi concedere, ossia inventare, qualche bislacca commissione in più. Ma lo stipendio, vivaddio, è lo stipendio. Tutti noi, comuni mortali con o senza busta paga, sappiamo quanto guadagniamo. Anche manager, divi e calciatori lo sanno. Perché Silvia Costa deve chiederlo alla segretaria?