Gli assessori «svendono» le proprie attività in favore di Lazioservice

Una Regione nella Regione. A furia di esternalizzazioni l’ente presieduto da Piero Marrazzo corre il serio rischio di «sdoppiarsi». Le ultime «cessioni» di servizi risalgono al periodo luglio-agosto. La particolarità, se così si può chiamarla, è che tutte sono in favore di un unico ente, Lazioservice spa, il cui capitale, però, è interamente di proprietà regionale.
Scendendo nel dettaglio troviamo, ad esempio, che l’assessorato ai Lavori pubblici individua tutta una serie di servizi esternalizzabili. Tra gli altri, la gestione della banca dati relativa all’Osservatorio regionale dei lavori pubblici, le attività di call center e primo inserimento dati, l’archiviazione e monitoraggio delle domande di finanziamento e il supporto alla segreteria della direzione regionale. Questo per il supporto alle aree centrali. Per quanto riguarda le aree decentrate, invece, le attività «sacrificabili» sono il call center con enti locali e altre stazioni appaltanti e l’ immissioni dati e archiviazione dei progetti depositati. La decisione risale al 24 luglio.
Tre giorni dopo seguono l’esempio dell’assessorato di Bruno Astorre, quello alle Politiche sociali, quello agli Affari istituzionali, e quello alla Cultura. Anche qui tanti i servizi che si decide di cedere a Lazioservice. Per l’assessore Mandarelli è conveniente esternalizzare, «anche in via permanente», il monitoraggio dei progetti contenuti nei piani di zona ed extra piani di zona finanziati con fondi nazionali, l’informatizzazione degli stessi, il monitoraggio per la tenuta di albi e registri delle organizzazioni di volontariato, di quelle di promozione sociale e delle cooperative sociali.
L’assessore agli Affari istituzionali Daniele Fichera, invece, ha ritenuto «sacrificabile» la tenuta e l’aggiornamento dei anagrafici e amministrativo-contabili delle comunità montane di arcipelago delle isole ponziane e delle associazioni agrarie. Stessa sorte per la gestione delle banche dati delle schede anagrafiche dei piccoli comuni e di altri enti e associazioni e per la rilevazione e aggiornamento dei dati elettorali regionali.
Per l’assessorato alla Cultura, infine, possono essere dati in appalto all’esterno la rendicontazione delle aree della direzione e il servizio di sostegno alla gestione di musei, archivi e biblioteche.
Tutti questi progetti di deliberazione preparati dai vari assessorati sono stati poi discussi e approvati nella giunta regionale del 3 agosto. Così Lazioservice si trova adesso a dover gestire tutti questi servizi in più. Niente di illecito visto che l’azienda di proprietà regionale è nata con questo scopo. Ma di inopportuno forse sì. Il perché lo spiega il capogruppo alla Pisana dei Socialisti riformisti Donato Robilotta. «Innanzitutto molti sono servizi essenziali, come quello sui dati elettorali. Ma quello che colpisce di più è il rischio che in tal modo la Regione Lazio possa quasi “sdoppiarsi” in due strutture». Il sistema è semplice. Infatti Lazioservice, pur essendo di proprietà pubblica, può assumere personale per chiamata diretta e cioè senza alcun concorso. «Il primo rischio è il clientelismo. Poi la giunta pensa in tal modo di aggirare il patto di stabilità. Invece i parametri per le assunzioni valgono, come ha chiarito la Ragioneria generale dello Stato, anche per Lazioservice. Stanno costruendo una Regione a tante teste. Il contrario di quel che deve essere una macchina amministrativa e burocratica efficiente e trasparente».