Assisi festeggia gli eroi spacconi di Bud Spencer

Sauro Borelli

«Solo nell’avventura alcuni arrivano a conoscersi». Così parlò André Gide. E così si tenne a tale eccentrica morale Carlo Pedersoli (classe 1929), alias Bud Spencer, che da oggi ad Assisi diventerà protagonista di quattro giorni di incontri, dibattiti e proiezioni, a lui dedicati. Non mancheranno i riconoscimenti ufficiali: sabato saranno assegnati i premi Domenico Miccoli «Scrivere di cinema» che vede tra i premiati il critico del Giornale Maurizio Cabona e il magazine Close-Up diretto da Pedro Armocida e Giovanni Spagnoletti. Dunque, Bud Spencer. In origine rampollo di agiata famiglia borghese napoletana, quindi campione di nuoto, attore quasi dilettante, studente di giurisprudenza, tuttofare in diversi Paesi latinoamericani, attore a pieno titolo in infiniti western-spaghetti, eroe spaccatutto e ancora il ruolo-sublimazione tutta intellettuale del vecchio capitano pirata nella fiammeggiante favola morale di Ermanno Olmi, Cantando dietro i paraventi (2003).
È appunto, qui, nel rutilante prologo di un bordello cinese del 1700, attorniato da affettuose etere, in un bric à brac di armi, sontuosi costumi, enigmatiche presenze che Carlo-Bud agghindato nei panni dell’irsuto capitano intona, mugugna, bofonchia: «Nella storia della pirateria le piratesse sono state autrici di imprese meno conosciute, ma ancor oggi raccontate nelle taverne malfamate e nei luoghi di piacere». Si dirà, tutto qui l’avventuroso Carlo-Bud? Sì e, pure, ce n’è d’avanzo. Poiché nel vecchio capitano incarnato in Cantando dietro i paraventi si accentra, prende corpo l’intera parabola esistenziale del già prestante atleta d’antan. Anzi, questa stessa pratica del nuoto, per lunghi anni, costituisce simbolicamente la cifra cui il signor Pedersoli-Spencer ha improntato scelte professionali e ricorrenti cimenti cinematografici.
Va detto, peraltro, che tanto le vicende quanto i modi in cui certe scalcagnate «canzoni di gesta» s’incalzano inesorabili come una sorta di moto perpetuo, il «mestiere» e l’attitudine messi in campo per l’occasione da Carlo-Bud e dal suo amico e sodale Mario-Terence si dispongono ormai sullo schermo con un manierismo quasi rituale: l’avventura prospettata in un luogo un tantino esotico, personaggi di contrasto quanto più abietti possibili e i «nostri eroi» che a forza di sganassoni, calci e viete lepidezze vengono a capo d’ogni contrarietà con bello sprezzo del pericolo e, soprattutto, del ridicolo.
Tutto ciò vissuto, praticato per lunghi anni - con diversioni e conversioni su altre storie picaresche e personaggi di bonaria grinta - dal signor Pedersoli-Spencer, non trascurando amicizie, frequentazioni anche di più significativo, denso spessore delle disinibite avventure western-autarchiche.