Gli assistenti degli studenti disabili contro il Comune

Patricia Tagliaferri

Sono gli angeli custodi degli studenti disabili. Li aiutano ad integrarsi con la classe, a mangiare, ad andare in bagno. Li accompagnano nel difficile cammino verso l’autonomia. Si chiamano Assistenti educativi culturali (Aec) e sono dipendenti del Comune. Altra figura rispetto agli insegnanti di sostegno, a cui invece è riservata l’attività didattica. Sono gli Aec a passare la maggior parte della giornata con i bambini con gravi handicap, facendosi carico delle difficoltà pratiche e di quelle legate ai problemi di relazione. Il rapporto tra lo studente disabile e l’assistente è dunque strettissimo. Eppure agli Aec non è permesso assentarsi, neppure per un giorno. Il loro status di «assistenti» non lo consente. Eppure senza di loro l’alunno disabile sarebbe completamente abbandonato e l’attività didattica dell’intera classe ne risentirebbe.
E questo è solo uno dei punti al centro della querelle, ora anche giudiziaria, che contrappone gli assistenti educativi culturali al Comune. Gli Aec chiedono da tempo al Campidoglio di riconoscere il loro ruolo educativo - per garantire l’assistenza specialistica agli studenti con problemi e una maggiore tranquillità alle famiglie - e la gestione diretta dell’attività di sostegno. Ciò permetterebbe automaticamente di istituire delle graduatorie per incarichi e supplenze in ogni municipio in modo da rendere possibile la sostituzione del personale. Poi gli assistenti potrebbero avere un aggiornamento continuo, di fatto migliorando la qualità del servizio. Il Campidoglio, invece, fa orecchie da mercante. Anzi tende sempre più ad affidare la gestione del servizio alle cooperative, tanto che ad oggi ci sono in servizio nelle scuole circa 250 operatori comunali e 500 delle cooperative sociali. Personale che, secondo gli Aec, essendo transitorio, non è facilmente controllabile. E poi il bambino disabile ha bisogno di una presenza fissa, e sempre la stessa, non può cambiare assistente ogni due o tre mesi. «Il miglioramento desi servizi - osservano gli Aec - passa obbligatoriamente per il miglioramento della qualità lavorativa e non certo per la precarietà e per lo sfruttamento di chi lavora».
Finora gli Aec non sono mai stati ascoltati dalle amministrazioni competenti. Nessun dialogo, nessun confronto. Ora ci riprovano, chiedendo un incontro con il sindaco Veltroni. Nel frattempo la questione è finita sul tavolo di un giudice del lavoro, che sta valutando il ricorso presentato da 150 assistenti per ottenere il riconoscimento del ruolo educativo che già ricoprono da moltissimi anni.