Assistenza ai familiari disabili: è boom al Sud

Un’indagine dell’Agenzia del Territorio svela uno scenario di abusi. La maggior parte dei giorni saltati in prossimità dei ponti. E
il ministero lancia una campagna per stanare chi se ne approfitta. Sul forum on line dei dipendenti statali: <strong><a href="/a.pic1?ID=301401">&quot;Quanti fannulloni nel mio ufficio&quot;</a></strong>

Milano - Se, numeri alla mano, si scopre che in Italia la disabilità dipende della latitudine, delle due l’una: o qualcosa non va nell’aria dell’Umbria, dove i dipendenti pubblici si assentano per prendersi cura dei parenti malati il triplo di quanto fanno i piemontesi; o qualcuno interpreta troppo allegramente le regole.

Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, che considera l’aria italiana più o meno la stessa dappertutto, punta il dito contro gli abusi della legge 104 del 1992, che consente ai lavoratori dipendenti che assistono familiari portatori di handicap gravi di fruire di tre giorni di permesso (oppure 18 ore) mensili retribuiti per assisterli. Presunti abusi che, oltretutto, sembrerebbero aumentare di anno in anno: se nell’arco del 2007 le giornate di assenza prese in virtù dalla 104 sono state in tutto 4.259.837, nel 2006 erano il 9,1% in meno.

In attesa dei risultati del «monitoraggio capillare sul fenomeno» annunciato da Brunetta, al momento i dati disponibili sono quelli relativi agli 11mila dipendenti delle Agenzie del territorio; un campione limitato, ma che il ministero, in virtù della distribuzione capillare dell’ente, considera rappresentativo a livello nazionale. Dai numeri forniti dalle Agenzie emerge che al Sud e isole le ore concesse a ogni dipendente per la 104 sono in media 29 all’anno; 23 al Centro e solo 15 al Nord. Ma in questo caso le aggregazioni macroregionali sono poco eloquenti: è nel confronto tra le varie regioni che emergono le maggiori anomalie.

L’Umbria, dove i dipendenti pubblici saltano mediamente l’1,91% di ore lavorative all’anno per assistere i familiari disabili, guida la classifica. Seguono la Sardegna (1,73%), l’Abruzzo (1,73%), Calabria e Campania (entrambe con l’1,59%). In fondo alla classifica Piemonte, dove le ore di ufficio saltate sono lo 0,64%, e la Val d’Aosta (0,57%).

Per Brunetta è il segno di furberie, per altri dell’inefficienza dello stato sociale nelle aree a sud della capitale: «Nelle regioni meridionali i programmi di assistenza domiciliare e integrazione sono molto più rari», spiegava a Repubblica Mina Daita, responsabile delle politiche per disabili della Cgil. Peccato che nel ricco Trentino-Alto Adige, isola felice dove i servizi pubblici funzionano, e bene, a 360 gradi, ci si imbatta in un’anomalia unica: nella provincia di Bolzano le ore lavorative perse per benefici della 104 sono state zero. Neanche una. Nella provincia di Trento, invece, sono state il 2,23%, il tasso nazionale più alto.

Questo il retroterra numerico che ha portato Brunetta ad affrontare nei giorni scorsi un durissimo iter parlamentare, condito di pesanti accuse dall’opposizione e dubbi dalle stesse file della maggioranza, prima che la Commissione lavoro della Camera approvasse gli emendamenti al disegno di legge 1441, che prevedono una restrizione della platea dei beneficiari (potranno usufruire dei permessi solo i parenti fino al secondo grado), l’introduzione di nuove condizioni per l’ammissione ai benefici e l’inasprimento dei controlli che il datore di lavoro, sia pubblico che privato, potrà attivare. Che toccare un tema sensibile come gli aiuti ai disabili avrebbe suscitato polemiche roventi era prevedibile; «ma quando si scopre - hanno fatto sapere fonti interne al ministero della Funzione pubblica - che spesso i tre giorni di permesso pagato vengono presi prima o dopo un ponte festivo, allora non si può far finta di niente. C’è addirittura chi prende il giorno di permesso il giovedì. Poi ci aggiunge un giorno di malattia al venerdì. E così alla fine il dipendente ha lavorato solo due giorni in tutta la settimana». Oggi riprende la discussione in Parlamento per l’approvazione definitiva. «Ma l’atmosfera è buona» fanno sapere dal ministero.