Assolta la prof che ordinò "Scrivi: sono un deficiente"

Per il giudice non ci fu abuso dei metodi di correzione. L’insegnante: "Mi pento, oggi darei una punizione diversa"

Palermo - Per il giudice l’insegnante palermitana che a un suo alunno fece scrivere cento volte «sono deficiente» sul quaderno perché aveva dato del «gay» a un compagno di classe non creò alcun danno psicologico al ragazzino e non commise abusi. Con la sua decisione la docente, secondo il gup Piergiorgio Morosini che l’ha assolta perché il fatto non sussiste, non abusò dei mezzi di correzione, anzi il suo obiettivo fu quello di tutelare lo studente schernito dai compagni, educare l’autore delle molestie al rispetto dei più deboli e la scolaresca contro gli atti di prevaricazione. A cavalcare il clamore suscitato dalla vicenda, si sono presentati alla lettura del dispositivo in aula alcuni esponenti dell’associazione «Gay» che, cartelli alla mano, hanno manifestato solidarietà alla docente.

A sorpresa però, l’insegnante, che fu denunciata dal padre del ragazzo che subì la punizione, al termine del processo si è detta pentita. «Se proprio devo essere sincera, se oggi dovessi punire un mio alunno, non gli farei più scrivere “Sono un deficiente“ sul quaderno. Assolutamente no. Utilizzerei altri metodi punitivi...». La docente, che ha 56 anni, ha preferito non assistere alla lettura della sentenza. «Finalmente è tutto finito - si lascia andare poche ore dopo -. Sono sempre stata molto fiduciosa. Ho pensato fin dal primo momento che se il giudice avesso compreso le mie motivazioni, mi avrebbe assolta. E così è stato, evidentemente il Gup ha capito il mio intento».

Commentando quanto detto questa mattina dal pm Ambrogio Cartosio prima della Camera di Consiglio, secondo cui a un insegnante «non può essere consentito umiliare e insultare così un alunno», la docente afferma: «E ha ragione il magistrato. La mia intenzione non era affatto quella di punire o men che meno umiliare il ragazzo. Volevo semplicemente farlo riflettere su quanto aveva fatto. Nessun insulto. In più di trent’anni di insegnamento, io non ho mai insultato un alunno».