Assolta la scrittrice «antiturca»

Elif Shafak rischiava il carcere in base a una legge che vieta «critiche all’identità nazionale»

da Ankara

La scrittrice e giornalista Elif Shafak è stata assolta dall'accusa di avere offeso l'identità turca con una frase di un suo romanzo. Ma la Commissione Ue di Bruxelles, pur associandosi al sollievo quasi generale per l'assoluzione della Shafak, ha reiterato il suo monito ad Ankara: occorre che la Turchia abroghi o almeno riformi quell'articolo 301 del codice penale liberticida che punisce ogni «offesa all'identità turca» e consente di mettere alla sbarra le opinioni e le libere espressioni del pensiero. Il premier turco Tayyip Erdogan si è detto subito dopo disponibile a discutere una riforma di quella norma, escludendo però un’abrogazione.
Ieri mattina i giudici del tribunale di Istanbul hanno stabilito l'innocenza della Shafak, dopo appena mezz'ora di udienza, senza nemmeno aprire il processo, sia perchè il fatto non costituisce reato, sia per manifesta insufficienza di prove. Era la prima volta che uno scrittore finiva alla sbarra con l'accusa di avere offeso l'identità turca per una frase di un personaggio, ovviamente fittizio, di un romanzo («La bastarda di Istanbul»), un armeno che definiva «macellai» i turchi che avevano partecipato ai massacri di armeni in Anatolia nel 1915, una tragedia storica praticamente tabù in Turchia. È stato proprio questo aspetto grottesco dell'accusa che ha portato al rapido proscioglimento.
Fuori dall'aula 200 poliziotti hanno tenuto rigorosamente sotto controllo circondandoli una trentina di ultranazionalisti appartenenti ad un associazione di giuristi, con alla testa l'avvocato Kemal Kerincsiz, a cui vengono attribuite ambizioni politiche e che aveva chiesto la condanna di Elif Shafak. Erano presenti, dall'altra parte, un centinaio di persone (giornalisti, docenti, studenti) che manifestavano in favore della scrittrice diventata simbolo della libertà di espressione. Tra i due gruppi vi sono stati solo scambi di invettive.
L'assoluzione non ha comunque soddisfatto la Commissione dell'Ue di Bruxelles che ha più volte chiesto l'abrogazione dell'articolo 301 perché si presta a perseguire potenzialmente qualsiasi opinione critica su qualsiasi autorità o istituzione turca. «Malgrado l'assoluzione della Shafak, resta il fatto che quell'articolo continua a porre una significativa minaccia alla libertà di espressione e a coloro che esprimono opinioni critiche non violente», ha commentato da Bruxelles Krisztina Nagy, portavoce del commissario europeo per l'allargamento dell'Ue, Olli Rehn.
Questa legge ha infatti consentito un processo contro lo scrittore Orhan Pamuk (poi prosciolto) e contro il pubblicista armeno Hrant Dink (condannato a sei mesi) entrambi per avere violato il tabù dell'eccidio degli armeni del 1915: un milione e mezzo di vittime secondo gli storici armeni che lo definiscono «il primo genocidio del XX secolo. Lo stesso articolo ha consentito anche la condanna a ben 18 mesi (con la condizionale) del giornalista Burak Bekdil solo per avere criticato il funzionamento del sistema giudiziario in Turchia.