Assolto il «disturbatore» che boicotta i telecronisti

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Paolo Frajese aveva capito tutto: un bel calcione nel sedere - in casi estremi - vale più di tante chiacchiere. Fu così che il compianto giornalista Rai assestò al giovane molestatore una storica pedata, diventata un «cult» di Blob. L’episodio risale a una decina d’anni fa, quando di Gabriele Paolini non si conosceva ancora il nome ma solo la faccia allampanata che faceva capolino dietro al cronista di turno ogni volta che c’era da «rubare» un’inquadratura al telegiornale.
Allora tutti dicevamo: vedrete, quel giovane crescendo cambierà... E magari metterà finalmente la testa a posto, invece di metterla dietro alle spalle dei malcapitati giornalisti televisivi, sfoggiando preservativi, scritte blasfeme e slogan offensivi. Gli anni sono passati, Paolini è diventato adulto, rimanendo però il «ragazzino disturbatore» degli esordi. Un caso clinico? Più probabilmente un caso umano, su cui sarebbe meglio tacere. Purtroppo arriva una notizia: ««Assolto in tribunale Paolini, il disturbatore tv». La motivazione? «Nelle sue esibizioni Paolini ha sempre agito senza dolo e addirittura incrementando l’auditel». Insomma, Paolini - lungi dall’essere un rompiscatole che ostacola il lavoro dei cronisti televisivi - sarebbe (a parere del giudice Gennaro Forgione e del pubblico ministero Gianluca Mazzei) un personaggio quasi benemerito, uno showman capace di far schizzare gli indici d’ascolto. Altro che Fiorello, Bonolis, Chiambretti e Pippo Baudo: l’uomo nuovo che buca il video si chiama Gabriele Paolini. E guai a parlarne male. Anzi, il tribunale di Roma ne tesse addirittura le lodi: «Le sue ripetute incursioni in tv non solo non sono affatto moleste ma, dati auditel alla mano, contribuiscono ad alzare gli indici di ascolto dei programmi che ospitano i suoi blitz». Inoltre «sono una libera manifestazione del diritto di critica che non reca danno a nessuno, a cominciare dalla Rai». Ergo: imputato assolto perché il fatto non costituisce reato. Tiè. Alla faccia della Rai che lo aveva denunciato per «molestia alle persone» con riferimento a tre sue apparizioni, durante i servizi esterni di giornalisti Rai, tra il 2002 e il 2004.
Contro ogni previsione, è stato lo stesso pm a sollecitare l’assoluzione dell’ormai celebre disturbatore tv, ritenendo che Paolini «utilizzi a suo uso e consumo il mezzo della televisione per portare avanti battaglie di alto valore, come quelle contro la pedofilia o quella a favore del profilattico». «Battaglie di alto valore»: i giudici - con evidente sprezzo del ridicolo - usano proprio queste parole.
Tesi vanamente contestata dal legale di parte civile per conto della Rai, secondo il quale «la condotta dell'imputato spesso supera il limite della libertà altrui e merita di essere sanzionata penalmente».
Il pubblico ministero Gianluca Mazzei prima di chiederne l'assoluzione aveva interrogato Paolini a proposito delle quattro dirette del tg Rai nelle quali, stando alle spalle dei giornalisti, il disturbatore «aveva mostrato un fallo in legno, aveva mosso critiche a Bruno Vespa e aveva lanciato una frase ingiuriosa contro Silvio Berlusconi». Al Pm, Paolini ha dato una spiegazione delle sue performance, chiarendo di «non avere agito per motivi biasimevoli ma per esercitare il diritto a manifestare il proprio pensiero e senza ledere l'immagine dei giornalisti».
A conclusione dell'interrogatorio, Paolini ha precisato che «d'ora in poi si asterrà da questo tipo di esibizioni». Poi, subito uscito dal tribunale, si è piazzato alle spalle di un telecronista. Appena si è accesa la luce rossa della telecamera, ha preso un preservativo e lo ha gonfiato come fosse un palloncino colorato.
Un bambino che passava di lì gli ha pure sorriso.