Assolto il gioielliere, è stata legittima difesa Radolli sparò perché lo stavano massacrando

Certo non è stato il primo e neppure il solo gioielliere rapinato in Italia ma in molti ricordano Remigio Radolli sulla porta del suo negozio, nel pieno centro storico di Cinisello Balsamo, alle porte di Milano.
È entrato attraverso i telegiornali nelle case degli italiani lo scorso 16 aprile, il giorno in cui una rapina nata male finì a pistolettate con il bandito a terra in fin di vita con tre proiettili in corpo e il gioielliere pestato a sangue. Lui spiegava ai carabinieri ancora sanguinante, con un occhio tumefatto e una benda rossa a tamponargli la ferita sulla testa (nella foto) che si era trattato di legittima difesa, che lo stavano ammazzando di botte, che avevano anche una pistola (che poi si rivelò essere finta ma senza il tappo rosso, indistinguibile da una vera, ndr). A Remigio, 59 anni, alto un metro e 90, una volta giunto in ospedale i medici suturarono una ferita alla testa con 18 punti, aveva anche la mandibola e gli zigomi rotti e diverse costole incrinate.
Giusto il tempo di interrogarlo, portarlo in pronto soccorso e vedere i filmati delle telecamere che dimostravano la veridicità del suo racconto e la magistratura di Monza inviò comunque un avviso di garanzia a Remigio Radolli, nel quale si ipotizzava il reato di «eccesso colposo di legittima difesa». Un atto dovuto dissero in molti. Tanti altri non riuscirono a capire le ragioni dei Pm di fronte al viso dell’uomo massacrato di botte. Divampò la polemica.
Ieri, dopo meno di un anno dalla rapina, la posizione del gioielliere, che aveva ferito il bandito nel tentativo di rapina, è stata archiviata. A Radolli il giudice ha riconosciuto di aver agito in stato di necessità per legittima difesa. Una vittoria anche per le oltre cinquemila persone che hanno creduto in lui creando addirittura un gruppo a lui dedicato su facebook. La fine di un incubo per Remigio Radolli, la sua famiglia e i suoi amici. Il Gup Claudio Tranquillo del tribunale di Monza al termine del processo con rito abbreviato ha invece condannato i due albanesi che tentarono la rapina. Mani Blerim, che era stato ferito dalla calibro 22 del gioielliere, dovrà scontare 12 anni e 4 mesi di reclusione. Di poco inferiore la condanna di Roland Kaci, il suo complice, dovrà passare undici anni in carcere. La presenza di un terzo uomo che alcuni testimoni dichiararono di aver visto sul luogo della rapina non è mai stata accertata.