Assolto Trefoloni, arbitro di calciopoli

«Scudetto ormai deciso, ma l’Inter merita: ha un organico perfetto»

da Torino
Abbronzato e rilassato. Marcello Lippi è a Torino per la presentazione dell'Annuario del Calcio Mondiale, curato da Salvatore Lo Presti, con ancora negli occhi e nel cuore il trionfo della sua Italia in quel di Berlino: «In Italia non esiste nulla di più aggregante del calcio giocato dalla nazionale, me ne sono accorto in prima persona. I Mondiali sono l'unico momento in cui il Paese è davvero unito: guarda la partita anche chi non è interessato al calcio. A distanza di mesi, riscontro ancora un entusiasmo incredibile per quello che abbiamo fatto, soprattutto tra i più giovani. Mi è capitato spesso di andare a parlare nelle Università davanti a 700 ragazzi che mi accolgono cantando "popopopopopopoh" e non la smettono più di ringraziare me e tutti gli azzurri. Per loro si è trattato del primo grande successo sportivo da godere in prima persona: non lo dimenticheranno mai». Un'avventura fantastica che anche Lippi non smette di assaporare: «Ogni due-tre giorni rivedo qualche filmato sui Mondiali: me ne arrivano di continuo, con tagli diversi e più o meno completi. Sono sensazioni che però mi piace rivivere appena possibile e che mi regalano sensazioni sempre nuove. L'Italia è piaciuta ovunque per il suo modo di stare in campo e per la coesione dimostrata. Abbiamo lasciato il segno grazie anche alla semifinale giocata in quel modo contro la Germania». Ripensamenti dopo l'addio? «No: ho fatto quello che ogni allenatore sogna di fare quando comincia questo mestiere».
Oggi, nel suo ruolo di vecchio saggio e in attesa di capire quel che sarà («in primavera, se qualcuno sarà ancora interessato a me, ci metteremo intorno a un tavolo e parleremo: non ho preclusioni verso nessuno, l'importante è che ci sia un progetto serio») è tempo di dare un'occhiata a quel che succede in Italia: «La lotta per lo scudetto è già chiusa: non tanto per i nove punti di vantaggio di cui al momento dispone l'Inter sulla Roma, quanto per la forza e la completezza dell'organico nerazzurro». E la Champions League? «Sono convinto che le italiane possano fare molto bene, compresa la Roma contro il Lione. Le mie favorite restano però Chelsea, Barcellona e Manchester United». C'è spazio anche per un accenno alla Juventus: «Sta facendo una grande impresa: senza la penalizzazione, avrebbe nove punti di vantaggio sul Napoli: Deschamps sta facendo un ottimo lavoro, anche in considerazione dei tanti infortuni che hanno colpito la sua rosa. Io di nuovo sulla panchina della Juve? Ho detto "mai dire mai" perché a Torino ho trascorso dieci anni bellissimi e sarebbe sgradevole, oltre che poco intelligente, affermare il contrario».
Proprio a Torino, parlando di mercato, potrebbe accasarsi da giugno Javier Saviola, classe 1981, attaccante del Barcellona in scadenza di contratto: in Spagna danno l'affare per fatto (anche se c'è chi dice che il giocatore avrebbe già firmato un pre-accordo con il Real Madrid); a Torino smentiscono su tutta la linea.