Assoluzioni senza appello, dubbi di Ciampi

Il capo dello Stato a Palermo: «Studierò il caso attentamente»

Massimiliano Scafi

nostro inviato a Palermo

Tanti i dubbi sul merito costituzionale, molte anche le perplessità sulla reale capacità della nuova norma di riuscire nel suo intento, cioè sfoltire il lavoro dei tribunali. E una sola certezza: a Carlo Azeglio Ciampi la legge sull’inappellabilità delle assoluzioni in primo grado non piace per niente. La firmerà ugualmente? Pare proprio di no. Lui stesso, dopo aver incontrato i parenti delle vittime della mafia, fa capire come la pensa: «Serve un esame molto attento». Deciderà comunque «prestissimo», entro la fine del mese, prima dello scioglimento delle Camere.
La Pecorella non è ancora arrivata al Quirinale, ma il capo dello Stato sembra dunque avere già maturato il suo orientamento. Lo si capisce dal gesto «politico» di presenziare all’inaugurazione del nuovo palazzo di giustizia di Palermo, lo si percepisce da alcune frasi che scambia con i familiari dei caduti dell cosche, lo si intuisce forse pure da come spiega a Fabrizio Vanorio, rappresentante dell’Anm siciliana, la sua intenzione di «restare vicino» alla magistratura. «Adesso che questa riforma è sul tappeto - dice il capo dello Stato - è un mio preciso compito studiarla attentamente la prossima settimana». La decisione definitiva non è stata ancora presa. «La devo ancora leggere», precisa Ciampi. Però il secco no alla Pecorella arrivato dal vicepresidente del Csm Virginio Rognoni avrà il suo peso. La legge verrà messa sotto il microscopio dagli esperti giuridici del Colle. Ci sono due articoli della Carta in odor di violazione, il 111 e il 112, e tre principi dei codici messi forse in discussione: la ragionevole durata dei processi, la parità delle parti, l’obbligatorietà dell’azione penale. Prima di vistare il provvedimento il presidente vuole «certezze».
C’è però anche un problema politico più generale: avrà davvero voglia il capo dello Stato di rispedire la legge alle Camere e di aprire un fronte con la Cdl? Tanto più che Montecitorio e Palazzo Madama sono vicinissimi alla scadenza naturale e bocciare la legge potrebbe voler dire riconvocare il Parlamento a campagna elettorale già aperta. Certo, esiste a riguardo un precedente, che risale al 1992. Francesco Cossiga il due febbraio aveva sciolto le Camere ma pochi giorni dopo rifiutò di promulgare quattro leggi: cassazione dell’impiego dell’amianto, obiezione di coscienza al servizio di leva, rc-auto, recupero del paesaggio agreste. Camera e Senato le riesaminarono e approvarono, all’unanimità, solo il testo sull’amianto. Ma era Cossiga, appunto, un presidente che interpretava la carica in modo molto diverso. Anche se stavolta lo scenario dovrebbe essere differente. Ciampi infatti promette un esame veloce, velocissimo.