Assolve gli espulsi: "Non hanno soldi per tornare a casa"

La decisione di un magistrato torinese. E adesso è bufera sul giudice che ha "salvato" due immigrati

Torino - È polemica dopo la decisione di un giudice di Torino di non condannare i clandestini espulsi se dimostrano di non possedere il denaro necessario per fare ritorno nel Paese d’origine. Ieri mattina due processi a carico di altrettanti extracomunitari espulsi si sono conclusi così con l’assoluzione.

Critiche alle sentenze arrivano in primis dalla Lega Nord. «Se gli extracomunitari sono riusciti ad arrivare in Italia - spiega Stefano Allavia, segretario provinciale della Lega di Torino e deputato del Carroccio - evidentemente erano in possesso di qualche mezzo economico».

Secondo Allavia, il rischio è che «questo diventi l’ennesimo escamotage, come quello del dichiararsi omosessuale, per evitare l’espulsione dal nostro territorio. Questo non può bastare, altrimenti si continuerà a oliare questa immigrazione incontrollata». Lo stesso giudice, la scorsa settimana, aveva pronunciato altre sentenze di assoluzione nei confronti di extracomunitari impossibilitati a pagarsi il viaggio di ritorno a casa.

Proprio nei giorni scorsi la Cassazione aveva sentenziato che dichiararsi gay non basta per evitare l’espulsione. Occorrono prove certe. Sempre un giudice (di pace) torinese aveva dato ragione a un immigrato senegalese che aveva impugnato il foglio di via, sostenendo di non poter tornare in patria in quanto gay perché l’omosessualità nel suo Paese è punita con una pena di reclusione da uno a cinque anni. E per dimostrare la sua omosessualità aveva esibito una tessera d’iscrizione all’Arci-gay. Il giudice aveva così sentenziato che «l’omosessualità va riconosciuta come condizione degna di tutela, in conformità ai precetti costituzionali» e quindi rientranti nelle ipotesi previste dalle norme sull’immigrazione laddove vietano l’espulsione di stranieri verso stati omofobi. La Cassazione ha osservato che la semplice iscrizione alle associazioni (senza data, tra l’altro) non è una prova certa di omosessualità.