Assosnai in pressing sul governo

Per il terzo mandato consecutivo Francesco Ginestra è stato riconfermato, lo scorso 14 dicembre, alla presidenza di AssoSnai che guiderà fino al 2011. Lo attende un compito difficile perché mai come in questo periodo la certezza del diritto è finita alla deriva nel campo delle scommesse.
Quali sono i suoi principali obbiettivi?
«Si possono riassumere in tre punti: scommesse sicure, lotta all'abusivismo, liberalizzazione del palinsesto. Si tratta di temi affrontati nell’ultimo anno, ma rimasti irrisolti, per questo vantano una priorità assoluta. Il problema di maggiore rilievo riguarda il fatto che alla rete ufficiale, seguita alla legge Bersani, si è affiancata un’altra rete, costituita dai cosiddetti ctd e da falsi punti web. I ctd sono collegati con bookmakers esteri che raccolgono scommesse in Italia senza la concessione di Aams e senza la licenza di Pubblica Sicurezza. I secondi si identificano con i punti di commercializzazione che, invece di limitarsi a vendere le card di gioco e le ricariche, accettano le scommesse per via telematica commettendo il reato di intermediazione. Si amplia così la piaga del gioco clandestino che il ministro Amato quantifica in 2,5 miliardi».
È vero che si è lamentato con il Governo…
«Ho scritto con rammarico e preoccupazione al ministro Amato perché il pacchetto sicurezza non contiene norme tendenti a contrastare il fenomeno del gioco illegale come l’introduzione del reato di associazione criminale finalizzata al gioco clandestino o la creazione di un’Authority sui giochi con poteri di indirizzo, controllo e sanzione. Bisogna tutelare gli interessi dello Stato, dei concessionari, degli utenti oltre che definire le regole di concorrenza tra gli operatori».
E sulla liberalizzazione del palinsesto?
«Devo riconoscere che Aams, accogliendo le richieste degli operatori, ha incrementato l’autonomia dei singoli operatori. Ma non basta. La liberalizzazione del palinsesto, ad esempio, permetterebbe ai concessionari di offrire ai propri clienti un menu personalizzato, stimolare la concorrenza e venire incontro alle esigenze del pubblico».
È polemica sul rinnovo delle 329 agenzie ippiche storiche.
«Il discorso è complesso. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia senza tenere conto che il nostro Stato, nel periodo dell’infrazione, ha liberalizzato il mercato con la legge Bersani e messo a gara con un apposito Bando oltre 19mila licenze. In altre parole lo Stato italiano non è più inadempiente. Va poi ricordato che la condanna riguarda solo l’Italia per cui le agenzie in questione non possono essere considerate responsabili di aver aderito a una disposizione di legge. Se poi si arrivasse per assurdo alla revoca, ci vorrà una legge che tenga conto anche dei danni causati alle 329 imprese».