Assumiamo la responsabilità di governarci da soli

Ogni lettore che segua serenamente e senza pregiudizi il dibattito promosso con sensibilità e passione da il Giornale, ha ben compreso quali sono i due grandi problemi che il Mil deve quotidianamente fronteggiare: l'ignoranza e il «maniman».
L'ignoranza è quella che fa scrivere che il grande Andrea Doria (morto nel 1560) partecipò alla battaglia di Lepanto che avvenne nel 1571 (il Doria di Lepanto è Gian Andrea). Il «maniman» è stato diffusamente illustrato da Silvestri il 9 marzo ed è stato efficacemente sintetizzato nel titolo «Il vero genovese d'oggi? Desidera soltanto che il suo nemico perda». Ecco perché il Mil non si stanca mai di ricordare la grande civiltà dei Liguri, che fu una civiltà di valori sociali ancora oggi validissimi. E non desiste dal puntualizzare come la storia (quella vera non quella fasulla di stampo savoino) conferisca alla Liguria e al suo popolo il diritto internazionale di poter ritornare indipendente come lo fu per oltre 700 anni; e in questo dibattito qualcuno ha scritto che la Repubblica di Genova fu l'istituzione più longeva dalla nascita di Cristo!
Personalmente apprezzo il dibattito anche quando dissento dalle tesi proposte, ma mi piacerebbe che i critici del Mil avessero il coraggio di dire che le affermazioni del Mil sono errate dando la dimostrazione dell'errore. Ma questo non accade e allora sarò io a porre loro i quesiti. È vero oppure no che la Repubblica di Genova fu annessa al Regno di Sardegna con atto illegittimo del Congresso di Vienna, atto contrario alla stessa ragion d'essere del Congresso (ristabilire le sovranità esistenti prima del 1797) e con la ferma contrarietà del legittimo Governo genovese? È vero oppure no che alla Liguria non fu mai fatto votare alcun plebiscito che sanasse questa illegittimità né all'atto dell'annessione nel 1815 né successivamente quando i popoli degli altri territori italici, dal 1848 al 1870, vennero chiamati ad esprimersi proprio sulla volontà di far parte del Regno Sabaudo?
Per passare all'attualità ricordo due cose ai critici e ai dubbiosi (specie a quelli del «maniman»); primo che la Liguria paga più tasse di quanto riceve poi da Roma; secondo che il porto, o meglio i porti, vera ricchezza di questa Regione, rendono a Roma 2 miliardi e mezzo di euro (5000 miliardi delle vecchie lire) e che alla Liguria tornano indietro pochi spiccioli. E forse val la pena anche di ricordare che la Liguria consuma la metà dell'energia elettrica che produce e che l'altra metà viene venduta, senza che la Liguria ne abbia vantaggi.
Al di là di mere questioni nominalistiche (indipendenza o federalismo, autonomia o federalismo fiscale, ecc.) quello che il Mil chiede è che la Liguria abbia la possibilità di decidere da sé il proprio ordinamento (ossia le leggi per governare la nostra terra) e i propri tributi (le tasse). In una parola il Mil chiede che la Liguria possa assumersi la responsabilità di governarsi, di confrontarsi e di competere, con le leggi e le tasse che riterrà migliori, col resto il mondo globalizzato, cosciente di essere una regione d'Europa che è ed è stata protagonista attiva delle tradizioni italiane ed europee.
Una ultima nota: il «maniman». È mia ferma convinzione che i Liguri siano sempre stati così, attenti sempre al maniman. Quando hanno fatto le loro mirabolanti opere sociali (Ospedale di Pammattone, Albergo dei Poveri, per citarne solo due) a mio avviso l'hanno fatto per non avere fastidi, maniman... Non volevano il dominio territoriale e non volevano opprimere i popoli, non avevano eserciti e amavano essere neutrali: non si sa mai, maniman... Ma questo spirito, che oggi chiameremmo tollerante, unito alla responsabilità di governo di una nazione indipendente (che non poteva fallire, maniman...) ha generato una classe di governo eccellente, intraprendente, capace di rischiare con spericolate operazioni di un capitalismo ante litteram. In Liguria e a Genova nessuno era lasciato morire di fame, maniman..., e mai il popolo ligure si ribellò al suo legittimo governo. Oggi, invece, questo atteggiamento è privato dello stimolo dato dalla responsabilità di governare uno stato che deve vivere ed eccellere, maniman..., e sta portando la Liguria inesorabilmente al declino se non alla sua scomparsa, magari assorbita da una regione più grande.
Ci riflettano i lettori e ci riflettano i difensori di un'Italia che massacrò i suoi figli liguri nel 1849 e quelli meridionali nel 1860, di un'Italia che, dall'unità, costrinse all'emigrazione milioni di veneti, lombardi, liguri, siciliani, calabresi e via dicendo. Ci pensino i liguri e tutti coloro che amano questa terra: oggi, dopo 200 anni di illegittima annessione, la Liguria ha la sua possibilità di riscatto che consiste nell'assunzione della responsabilità di governarsi da sé. Domani, forse, sarà troppo tardi.
*Segretario del Mil