Assunta, il monito di Tettamanzi: "Prevalgono gli interessi dei singoli"

L'Arcivescovo Milano sferza politica e società nell'omelia dell'Assunta in Duomo: "Se il
bene dei singoli non è perseguito in relazione al bene comune
ma ricercato contrapponendosi ad altri, non è forse la stessa logica che anima le
associazioni malavitose?"

Milano - Egoismo e individualismo sono nemici della relazione con l’altro: il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, sferza politica, Chiesa e società nell'omelia pronunciata nel Duomo in occasione della festività dell’Assunta.

"Ripiegati su noi stessi" A suo giudizio "il rischio che tutti corriamo è di guardare in basso, solo in basso, imprigionati e rovinati come siamo dal nostro "io": un "io" spesso pesantemente segnato dall'individualismo e dall'egoismo, un "io" che ripiegandosi su se stesso tende ad assolutizzarsi, a configurarsi come un "idolo" da adorare e per il quale si è disposti a sacrificare tutto. Ma un "io" così - si legge nel testo dell’omelia pubblicato sul sito della diocesi meneghina - inquina il rapporto essenziale che ciascuno di noi ha con gli altri: siamo fatti per l'incontro e la relazione".

Richiamo a politca e associazioni Per Tettamanzi il "soggettivismo" è un virus che mina la società e la famiglia, ma "questo atteggiamento è altrettanto grave e dagli effetti altrettanto dannosi quando è realizzato da coloro dai quali invece ci si attenderebbe un contributo decisivo alla costruzione del bene comune: penso ad alcuni modi di vivere il "noi" tipico dell'esperienza dell'associarsi per fare politica, sindacato, impresa economica, servizio pubblico o - addirittura - ad alcuni modi di vivere l`esperienza ecclesiale...". "In apparenza si dichiara - come dovrebbe essere per natura e statuto - di essere a servizio degli altri, in realtà - ammonisce il cardinale - si considerano "gli altri" funzionali ai propri interessi, per sfamare il bisogno di potere, notorietà, ricchezza. Così, senza l'apporto di queste istituzioni al bene di tutti, la Città e il Paese non sono più guidati e sostenuti in un percorso ragionato e lungimirante di crescita complessivo, attento ai bisogni di tutti. Gli interessi dei singoli e dei singoli gruppi prevalgono violentemente, ferendo e disgregando le città, limitando la sua progettualità, esponendo ad ancora maggiori povertà e debolezza - conclude - chi povero e debole lo è già".