Assunzioni truffa, in cella il giornalista che accusò Bocchino

È finito in carcere in custodia cautelare con l’accusa di calunnia il giornalista pubblicista Giancarlo Battista, che due mesi fa accusò con un esposto il vicepresidente di Fli Italo Bocchino d’aver ricevuto denaro da numerose persone in cambio della promessa di farle assumere alla Camera. A carico di Battista, arrestato ieri, un altro procedimento per truffa e associazione per delinquere con Massimiliano Polzelli e Giorgio Limardi.
Secondo il procuratore aggiunto Alberto Caperna Battista e le persone a lui collegate, tra il 2006 e il 2011, spendendo il nome di numerosi esponenti politici (a cominciare dal 2011 anche quello di Bocchino) avrebbero truffato almeno 40 persone che complessivamente hanno sborsato più di due milioni nella speranza di trovare un posto di lavoro.
L’indagine, cominciata nel maggio scorso sulla base dell’esposto di Battista, aveva sin dal primo momento provocato l’iscrizione del denunciante nel registro degli indagati per le accuse di calunnia e truffa. Alla denuncia Battista aveva allegato diversi documenti a sostegno delle sue accuse. Tra l’altro è stata sottoposta dal magistrato una perizia su una conversazione registrata. L’esperto che ha esaminato il materiale aveva dato per possibile che uno degli interlocutori potesse essere Bocchino. Ma alla fine della registrazione si sente chiaramente una frase che ha insospettito Caperna. In particolare una delle voci dice «come sono andato?» e l’altro interlocutore risponde «Benissimo». Ciò ha fatto ritenere che si tratta di un documento fatto ad arte e da qui i provvedimenti del magistrato. Di misura «ingiusta ed ingiustificata» parla l’avvocato di Battista, che ribadisce come «le registrazioni consegnate al pm riguardano colloqui tra il mio assistito e Bocchino».