«Assurdo, i fratelli di solito sono i primi a capire»

Alessandro Cecchi Paone, cosa pensa della vicenda di Cerignola?
«È evidente che ci sono sacche d'intolleranza tali da spingere un fratello a fare quello che ha fatto. Un aspetto, ancora più doloroso è che di solito, nelle famiglie, i fratelli sono proprio quelli che più aiutano l'omosessuale ad accettarsi e a fare il proprio percorso verso una vita serena. Qui c'è una doppia aggravante: un fratello che tenta di sopprimere l'omosessualità attraverso la soppressione fisica di un uomo. Nelle sacche d'ignoranza, l'omosessualità è una “malattia” sociale che si espande, ed è probabile che un familiare che compie un gesto simile voglia anche dimostrare di non essere stato contagiato».
Meraviglia che una notizia del genere arrivi al giorno d'oggi?
«Da un lato sì, per l'età. Gli studi sociologici dicono che in genere i ragazzi molto giovani hanno una visione risolta e positiva dell'omosessualità. Anche in Italia. Sono cresciuti con un cinema, una tv e un genere di musica, una comunicazione di massa globalizzata che ha risolto la concezione dell'omosessualità.
Cosa accadde nella sua famiglia, al tempo in cui parlò della sua omosessualità?
«Ho genitori di formazione laica, liberale e di formazione europea. Fu un momento di grande sorpresa: io ho amato moltissimo le donne, in particolare mia moglie con la quale sono stato sposato felicemente per quasi dieci anni. Quindi, sgomento e stupore, questo sì: era una virata che nessuno si aspettava. Poi, la preoccupazione per il mio lavoro: per la mia collocazione in ambito televisivo, giornalistico e universitario. Ansie di tipo concreto, pratico… Ma si sono tranquillizzati».