«Astenersi è il vero dovere per dare regole alla ricerca»

Professor Vescovi, secondo i sostenitori del «sì» al referendum, le cellule staminali embrionali potranno risolvere i problemi di molte persone affette da malattie degenerative o, addirittura, tumori. È così?
«Potenzialmente questo è possibile. Ma ad oggi non esistono delle terapie con le staminali adulte che salvano la vita ai pazienti. Con le embrionali, probabilmente, nel futuro ci si arriverà; ma di terapie, anche in fase di sperimentazione clinica, non ve ne sono. Per quanto riguarda i tumori, poi, è più facile che questa cura venga dallo studio delle staminali adulte, poiché i tumori si sviluppano prevalentemente in tessuti adulti».
Secondo alcuni, la fecondazione assistita, utilizzando gli embrioni, consentirebbe di ricavare anche cellule staminali per la ricerca. È davvero così?
«Il fatto è che oggi ci sono già 300mila embrioni nel mondo congelati che potrebbero essere utilizzati in futuro. In più c’è la questione che, producendo un embrione e distruggendolo, si produce una vita umana e la si uccide a fini solo suppostamente benefici».
Che cos’è per lei l’embrione: una vita umana?
«Non solo per me e credo che la scienza lo dimostri in maniera oggettiva con delle equazioni: la vita inizia all’atto della fecondazione. Di lì in poi, fino alla morte, è un continuum: nessuno è riuscito a trovare un parametro oggettivo che distingua, all’interno dell’intervallo fecondazione-morte, tra pre-vita e vita reale».
Perché alcuni suoi colleghi sostengono invece che l’embrione non è una vita umana?
«Le posizioni sono molteplici. Alcuni semplicemente fanno un’analisi a mio avviso superficiale di che cosa sia la natura della vita. Per altri ancora, invece, non posso rispondere; bisognerebbe chiederlo a loro. Di certo, comunque, chi presenta ciò che è a tutti gli effetti vita umana come un banale grumo di cellule ha una prospettiva che manca di oggettività».
È lecito manipolare gli embrioni per ragioni scientifiche?
«Assolutamente no. La scienza nasce per proteggere, curare e custodire la vita umana e l’embrione fa parte di quel continuum che è la vita umana. È contro il principio stesso della scienza».
Qualcuno sostiene che questo referendum rappresenti lo scontro tra le ragioni di chi crede nella fede cattolica e quelle di chi crede nella scienza. È così?
«No, è un’immagine che si vuole dare al fine di condizionare chi non ha ancora preso una decisione. Io, ad esempio, non sono credente. Anzi, sono decisamente agnostico e taoista e la mia è semplicemente una valutazione su cosa è la vita umana. Agisco in base a quella che è l’oggettività scientifica. Se qualcuno è in grado di dimostrarmi il contrario, ben vengano le critiche».
Secondo i sostenitori dell’abrogazione della legge, queste norme condannerebbero molte persone malate a rimanere su una sedia a rotelle.
«Mi sembra una forzatura del dibattito. Anzi, coglierei l’occasione per esortare a non utilizzare un certo approccio al dibattito, facendo dichiarazioni del tipo “Si lasciano morire milioni di persone”».
E non è vero?
«Non è assolutamente vero. Le cure non ci sono, ma la gente è convinta del contrario. Ecco, dunque, viaggi della speranza verso cliniche della Cina, della Russia, addirittura alle Barbados, dove succedono cose truculente».
Ci sono cento scienziati che hanno firmato un appello contro questa legge. Quanti sono, invece, gli scienziati che la pensano come lei?
«Devo dedurre, tutti meno cento. Il fatto che altri scienziati non si siano organizzati e non abbiano fatto sentire la propria voce contraria, non vuol dire che questa non esista».
Giovanna Melandri, dei Ds, sostiene che lo Stato rischia una fuga in avanti se le scelte etiche di alcuni pretendono di diventare norme per tutti. Lei è d’accordo?
«Esiste un’etica della specie. Io credo che bisogna trovare un equilibrio nel dibattito. La legge 40 è una legge sacrosanta che doveva essere varata perché la situazione era di totale liberismo e succedevano cose incredibili».
Cosa accedeva in passato?
«Chiunque poteva aprire una clinica per la fecondazione assistita. Il risultato era una serie di persone non espertissime, che bombardavano ripetutamente le donne con forti dosi di ormoni, perché non bravissimi a produrre gli embrioni. Grazie alla legge, il produrre embrioni non è più così economicamente vantaggioso e quindi solo quelli bravi e veramente capaci ci si stanno dedicando».
Con questa legge non si fermerà la ricerca scientifica?
«Quando ho letto che questo era un referendum per la libertà di scienza e di ricerca ho fatto un salto sulla sedia. Dare regole alla scienza, regole che rispettano l’etica della specie, non significa violare la libertà di ricerca, ma aiuta a mantenerla nell’alveo del lecito: la tutela della vita e della salute umana».
È favorevole alla clonazione?
«La trovo una stupidaggine».
In definitiva come giudica questa legge 40?
«Una legge che ci doveva essere, sicuramente non perfetta, da migliorare ma che va migliorata nella sua sede legittima, il Parlamento».
Rita Levi Montalcini sostiene che andare a votare è un dovere.
«C’è anche il dovere dell’astensione. Ricordo che anche in occasione del referendum sull’articolo 18 venne propagandato il dovere dell’astensione».
Lei che cosa voterà il 12-13 giugno?
«Io mi asterrò e rimarrò seduto davanti al televisore. Se vedrò che il referendum è prossimo al quorum, allora andrò a votare per sostenere il “no”».