Astensione al 75 per cento: Chavez trionfa

da Caracas

Come previsto, la massiccia astensione dei venezuelani dal voto di domenica - incoraggiata per protesta dai partiti dell’opposizione al presidente Hugo Chavez - ha regalato al fronte parlamentare che sostiene il capo dello Stato amico di Fidel Castro la totalità dei seggi.
Alle urne, secondo dati ufficiali, si sono recati solo il 25% degli aventi diritto; ma secondo fonti dell’opposizione tale quota scende addirittura al 10-15%. Al partito del presidente sarebbe andato poco meno del 90% dei voti espressi.
Il presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana, Nicolas Maduro (vicino a Chavez), si è affrettato a dichiarare che i risultati delle elezioni legislative hanno sconfitto il boicottaggio organizzato dalle forze di opposizione. Nei prossimi cinque anni, ha assicurato Maduro in un’intervista alla televisione statale Vtv, i membri ora eletti del Parlamento «costruiranno il nuovo potere popolare».
Cesar Perez, segretario del partito Copei che per oltre sessant’anni aveva dominato la vita politica venezuelana, ha parlato di «voto nullo», ma ha ammesso che «nessun tribunale del Paese ci darà ragione». E la stampa, in gran parte ancora ostile a Chavez, critica da una parte le circostanze grazie alle quali la sinistra populista ha ottenuto il 100% dei seggi, ma dall’altra lamenta l’impressionante catena di errori con cui i partiti ostili a Chavez gli hanno di fatto consegnato il potere: a partire dalla fallimentare scelta golpista del 2002, a quella del patto petrolifero, fino al referendum revocatorio della presidenza.
Ora Chavez ha nelle mani lo strumento legale (le modifiche costituzionali) per trasformare definitivamente la democrazia venezuelana in un’autocrazia su misura per lui.