Gli astri nascenti della Tv/3 Lorella Landi

Come si diventa presentatrice tv? Grazie ad un bell’aspetto? Per una forte raccomandazione? Con un colpo di fortuna? In virtù di un’appartenenza politica? Oppure - più semplicemente - perché si è bravi? Lorella Landi è una bella donna, senza essere esplosiva. Forse non propriamente fortunata, visto che è arrivata al successo a quarantadue anni. Dichiara di non avere mai avuto nessuno cui chiedere una raccomandazione, né tenuto alcuna tessera di partito in tasca. Eppure, dal 2009, è apprezzata per la sua conduzione de Le amiche del sabato su Raiuno, un talk interessante e rasserenante che è andato a coprire un vuoto di programmazione in quella fascia oraria pomeridiana e che ottiene buoni risultati d’ascolto (19 per cento di share con punte del 22, 24, e raddoppio del pubblico). E fino al 5 agosto insieme a Marco Liorni è stata alla guida di Estate in diretta, il talk che ha sostituito la Vita in diretta durante le vacanze. Così, in epoca di bellone tanto «segnalate» quanto inadeguate, può essere istruttivo chiedere ad una professionista che ha raggiunto la notorietà all’improvviso e in un’età matura cosa ci vuole per arrivare alla conduzione tv...
«Innanzitutto ci vuole il caso. So che lo dicono in molte, ma per me è andata davvero così: io non volevo fare la tv. Meno che mai la presentatrice. Io volevo fare l’interprete parlamentare. Per questo mi sono laureata in lingue. Poi, per puro caso, ho iniziato a curare per una tv privata dei servizi dal Parlamento; da lì sono passata a fare la giornalista per La vita in diretta su Raiuno: cinque anni di costume, attualità, cronaca nera. Fino a che mi sono resa conto che dovevo fare il salto di qualità».
E poi, oltre al caso, cos’altro l’ha aiutata?
«La classica trafila. Ho cominciato a bussare a tutte le porte, lasciato curriculum ovunque, chiesto, insistito. E sempre cercando di non perdermi mai d’animo. Alla fine ho ottenuto un appuntamento coll’allora direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce. E qui è intervenuta la fortuna. Perché anche la fortuna, ci vuole. L’appuntamento me lo danno a marzo per settembre, sei mesi dopo. Io mi dispero, "Sei mesi: allora sono jellata!", penso».
E invece?
«E invece è stata la vera svolta, perché a settembre la collega che avrebbe dovuto presentare il pomeridiano Effetto sabato (che andò in onda l’anno prima de Le amiche del sabato) dovette rinunciare. E io capitai lì proprio mentre cercavano una sostituta».
Caso, trafila, fortuna. E una raccomandazione, non ci vuole?
«Beh: se io fossi stata raccomandata sarei arrivata vent’anni fa. Oggi non avrei l’ultimo dei contratti; non sarei l’ultima ruota del carro. Vuole la verità vera? Non conoscevo nessuno a cui chiedere raccomandazioni. Ma ora capisco che è stato meglio così. Mio padre, che guardava con sospetto al mondo della tv, m’ha insegnato che la mia strada dovevo farmela da me».
E ora che se l’è fatta, la sua intransigenza le consentirà di proseguirla? Oggi il presentatore «puro» non esiste più: anche lui deve sapersi trasformare in attore, ballerino, concorrente da reality...
«No, grazie. Io in questi trasformisti non credo. Se sei una giornalista non puoi fare la soubrette. Come attrice farei piangere; il reality potrei presentarlo, non certo parteciparvi. E poi sarebbe finalmente ora che, anche in tv, ognuno facesse il suo».
E il suo - allora - quale sarà?
«Spero quello di una buona professionista. Che sappia unire preparazione giornalistica a garbo di conduzione. Che mantenga sempre un tono pacato, in punta di piedi. Che presenti il programma per il suo pubblico - insomma - e non per sé stessa. Le pare poco?»