Un’astronave di note per snobbare Sanremo

Anche un omaggio a Gabriella Ferri nel primo dei quattro concerti romani di Renato Zero

Simone Mercurio

Acclamato, osannato o semplicemente amato, Renato Zero è ancora l’ultimo dei re di Roma, e ieri sera, nel primo dei quattro concerti romani al Palalottomatica, lo ha confermato. «L’anti-Sanremo di Zero», è stata ribattezzata questa quattro giorni in perfetta concomitanza con il carrozzone festivaliero che proprio ieri sera ha aperto i battenti, condotto proprio dal suo primo imitatore, Giorgio Panariello. Sanremo e la pioggia di Roma non hanno però di certo distratto e scoraggiato i «sorcini» per dei concerti sold out da mesi.
L’atmosfera, prima fuori e poi dentro al palazzetto dell’Eur, è come di attesa di un grande rito, di una cerimonia laica, solenne e festosa, più che di un concerto pop. E, in attesa del «guru», il pubblico di «adepti» intona i suoi successi, improvvisa cori e mostra dichiarazioni d’amore formato striscione («Un posto accanto a te è un lusso casomai», «Renato sei il dono più grande»). Alle 21 in punto calano le luci, che poi si riaccendono accecanti su un palcoscenico che sembra un'astronave gigante con il cerchio di luci e colori che si alzano per scoprire la band. Il grande Ufo si trasforma in giradischi, con tanto di ingresso di Zero sulle note de Il Jolly (1981): è subito delirio dei fan sotto il palco e negli spalti. Sul fondale troneggia una semplice ma suggestiva cascata di luci. La band è esattamente al centro del palco, in bella evidenza, mentre ai lati i musicisti vengono simbolicamente abbracciati da due piccole scalinate.
L’istrionico Renatone si muove tra i musicisti, o la sua «famiglia», come affettuosamente li chiama presentandoli. Non ci sono ballerini né orpelli scenografici troppo evidenti. Il cantante romano resta il grande mattatore di un tempo, cambia più volte i suoi abiti di scena e la sua voce è sempre potente ed emozionante. Non mancano naturalmente le sue proverbiali dichiarazioni d’amore («Vi amo!») al pubblico e alla città, profuse a volontà per la gioia di tutti i presenti. Ma Renato Zero è anche uno splendido cantastorie, e così arriva Fantasmi, un brano dove è il candore a trasmettere la sensazione della mancata resa alle relazioni finite e, alla parola «amore», urlata immancabile, arriva la fragorosa esplosione di luci che illuminano a giorno il palasport. A seguire arriva una pietra miliare del repertorio, Fermo Posta, brano che condanna la pedofilia, e che inizia la lunga serie di chicche da repertorio. Perle come Fortuna (eseguita in catene), Periferia, Sogni di latta, l’immancabile Più su, Resisti e Uomo, No, tutti brani che il suo pubblico conosce bene e canta insieme a lui Per questo pubblico Renato fa un’eccezione cantando Amico. L’ultimo successo, La vita è un dono, arriva coi bis, tra i quali spicca però l’assenza dei «super hit» come La favola mia e Il carrozzone.
Da segnalare un commovente fuori programma quando invita sul palco Tosca per cantare Sempre, quale omaggio a Gabriella Ferri.