Atac, i debiti e le spese sempre più su

Più che un rendiconto economico, il «bilancio di esercizio e consolidato di Atac spa» al 31 dicembre 2006 sembra un indice dei titoli azionari: un serrato elenco di «più» e «meno», con a fianco le relative percentuali, capace di tenere con il fiato sospeso gli operatori. Peccato che a differenza di quanto accade di solito a Piazza Affari, in questo caso i «più» non si riferiscano a valori azionari che schizzano alle stelle per la gioia di chi li cede, ma ad aumenti (del costo del lavoro, degli oneri finanziari, di spese varie) rispetto al 2005 con effetti catastrofici per le già disastrate casse dell’agenzia comunale per il trasporto capitolino, e di riflesso per i romani. Così come anche il segno «meno» (che in Borsa sorride a chi acquista titoli) per Atac indica una serie di performance economiche negative rispetto all’anno precedente. E anche in questo caso quindi, da sorridere c’è ben poco. Questi alcuni dei dati più significativi emersi dal documento di 176 pagine licenziato dalla società presieduta da Fulvio Vento.
Consulenze, servizi e spese legali. La voce «prestazioni e consulenze professionali» aumenta del 27 per cento, superando i 10,8 milioni di euro. Una cifra che stride con i reiterati appelli a diminuire le consulenze esterne da parte di Governo (si pensi all’ultima finanziaria) e giunta comunale. Gli «Altri servizi» - macro-voce che raggruppa i costi per il trasporto e la custodia dei valori, per progetti quali il sistema dei varchi elettronici e lo stazionamento taxi, e per i servizi bancari - evidenziano un incremento di ben il 192 per cento rispetto al 2005 (da 1 milione e 965 mila euro a 5 milioni e 744 mila euro). Le spese legali salgono del 3.286 per cento. Nessun errore: dagli 88 mila euro del 2005 si è passati ai circa 3 milioni del 2006. Una contraddizione pensando a quanto l’Avvocatura comunale gravi sulle casse del Campidoglio.
Costo del lavoro. Altro aumento significativo è quello del costo del lavoro, che sale del 12 per cento. «Un incremento - si legge - da imputarsi agli oneri per il rinnovo del contratto nazionale del personale dipendente». Oneri quali il tasso d’inflazione di circa il 2 per cento su base annua (4, considerando il rinnovo biennale dei Ccnl): percentuali quindi inferiori rispetto al 12 per cento. Ma nella nota integrativa, a pagina 18 si legge che l’aumento in oggetto «è originato principalmente dall’effetto dell’accordo per l’armonizzazione contrattuale del 12 luglio 2006». Quello cioè con cui ai dipendenti «dell’incorporanda Sta spa è stato riconosciuto il trattamento economico previsto dal contratto degli autoferrotranviari». Che non significa proprio volersi adeguare all’inflazione. Tuttavia, i 12 punti in più del costo del lavoro sono da attribuire probabilmente anche a una dis-economica organizzazione e gestione del personale, cui nel bilancio si accenna appena.
Debiti verso i fornitori. Salgono vertiginosamente - come già denunciato da Il Giornale - i debiti di Atac verso i fornitori, che raggiungono i 342 milioni di euro contro i 197 milioni di euro del 2005. Di questi, ben 188 milioni sono quelli verso le consorelle Trambus e Met.ro, che dovrebbero essere finanziate da Atac e che invece faticano ad affrontare la gestione corrente.
Diminuisce dell’uno per cento (ma il segno «meno» non inganni) infine, il cosiddetto «valore della produzione»: una riduzione definita «modesta» da Atac dietro cui si nasconde in realtà un fenomeno dai preoccupanti risvolti (politici prima che economici) per l’intero trasporto pubblico capitolino. Ma questa, come vedremo, è l’altra (succosa) parte della storia.