Atalanta, curva chiusa fino al 31 marzo

Durissima sanzione del giudice sportivo. Atalanta-Milan, sospesa al 7' del primo tempo per le intemperanze dei tifosi bergamaschi dopo l'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, da ripetere a porte chiuse e settore "ultras" chiuso fino al 31 marzo dell'anno prossimo

Milano - Niente 0-3 a tavolino perchè Atalanta-Milan, interrotta dopo 7 minuti per disposizione del questore, di fatto è stata "non disputata", neppure in quel breve lasso di tempo, contraddistinto dal "delinquenziale comportamento" di un gruppo di spettatori della curva Nord bergamasca. Questo il passaggio cruciale delle motivazioni del giudice sportivo che ha ordinato la ripetizione della partita, a porte chiuse, e ha sigillato la curva fino al 31 marzo prossimo. Nel suo lungo riepilogo degli avvenimenti dello scorso 11 novembre a Bergamo, prima e durante la partita, il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha ordinato cronologicamente gli incidenti. Verso le 13 erano i tifosi atalantini, nella zona adiacente la curva nord, a indirizzare una fitta sassaiola contro le forze dell’ordine "che intervenivano con una manovra di alleggerimento".

Scontri Mezz’ora dopo poliziotti e carabinieri erano il bersaglio di un altro intensissimo lancio di bottiglie e sassi "a cui - scrive Tosel - partecipava anche un gruppo di sostenitori" del Milan appena giunti a bordo degli autobus. Stavolta la polizia è stata costretta al "nutrito lancio di lacrimogeni", mentre il dirigente dell’ordine pubblico "in tale situazione di estrema tensione e di concreto pericolo, dichiarava ai rappresentanti della procura federale che si riservava ogni decisione circa l’inizio, o meno, della gara". Ma questa decisione non veniva poi comunicata all’arbitro Saccani, il quale, alle 15.10, fischiava l’inizio della partita "in uno stadio non presidiato dalle forze dell’ordine, che erano state posizionate all’esterno della struttura".

Curva Nord Quindi, in curva Nord, gli incidenti che tutti hanno visto più volte ripresi dalle telecamere, culminati nello sfondamento, col famoso coperchio di un tombino ("un pesante oggetto metallico"), della recinzione in plexiglass, e la trattativa inutile con i giocatori dell’Atalanta Doni e Bellini. Sette minuti dopo l’inizio, "a gioco ormai fermo", la comunicazione, da parte di un dirigente di ps, all’arbitro che il questore aveva disposto la "sospensione temporanea della gara" e alle 15.45, negli spogliatoi, "il medesimo dirigente comunicava verbalmente all’arbitro la sospensione definitiva disposta dal questore". In linea di fatto il giudice sportivo ha ritenuto rilevante una serie di considerazioni: l’atmosfera di "particolare tensione emotiva" per l’uccisione, poche ore prima, di un tifoso laziale, l’aggressione da parte di "un gruppo di delinquenti" alle forze dell’ordine col pretesto di motivi "non direttamente correlati alla gara da disputarsi". 

Le sanzioni Quindi, niente 0-3 a tavolino, gara annullata e da ripetere a porte chiuse, mentre la curva Nord dello stadio Atleti Azzurri d’Italia resterà chiusa agli spettatori per quattro mesi, fino al 31 marzo 2008. Nel prendere queste decisioni Tosel ha valutato che del "comportamento dei propri sedicenti sostenitori" l’Atalanta deve rispondere, a titolo di responsabilità oggettiva, con "una sanzione che, per la sua funzione retributiva e per la sua finalità di prevenzione, deve essere commisurata alla particolare gravità dei fatti addebitati, ai negativi precedenti disciplinari ed al concreto pericolo di ulteriore recidività", e che, comunque, "deve riflettere l’attribuibilità degli illeciti comportamenti in via esclusiva agli spettatori del settore denominato curva Nord, nonchè la concreta cooperazione offerta dalla società alle forze dell’ordine e il lodevole atteggiamento assunto in campo dai suoi tesserati".