Atalanta rischiatutto a San Siro: «Se ci chiudiamo è un suicidio»

Il tecnico bergamasco Colantuono: «Proviamoci anche con i più forti. Adriano la mia preoccupazione»

I colori. Le somiglianze tra Inter ed Atalanta in fondo finiscono qui, alla maglia nerazzurra. Forse ci si può spingere all’anno di fondazione, 1907 per i bergamaschi e 1908 per l’Inter. Per il resto, le squadre che oggi si affrontano a San Siro non potrebbero essere più diverse: una provinciale quasi tutta made in Italy e un’Internazionale di nome e di fatto; una delle più belle sorprese del campionato e lo squadrone che sta impressionando l’Europa a forza di vittorie. Due mondi diversi, due allenatori diversi. Da una parte Mancini, con il ciuffo sempre impeccabile; dall’altra Colantuono, rasatura da marine. In testa, però, lo stesso calcio, fatto di attacco e spettacolo.
Signor Colantuono, avete intenzione di fermare l’Inter a un passo dal record?
«Avremmo, quest’intenzione. Ma non per guastare la festa a loro. Piuttosto per fare punti, dato che nelle ultime partite abbiamo raccolto poco».
La vostra classifica però non è certo deficitaria...
«No, assolutamente. Però, per demeriti nostri o per certe sviste, oggi non abbiamo i punti che meritiamo».
Cercarli a San Siro è una bella impresa, però.
«Certo, se pensiamo sia una passeggiata, siamo spacciati. Ma lo siamo anche se pensiamo che sia impossibile».
Tentar non nuoce?
«Più che altro se veniamo a San Siro e ci chiudiamo, ci massacrano. E poi l’Atalanta cerca sempre di giocarsela con tutti: ce l’ha nel Dna».
Anche a costo di prendere qualche gol di troppo?
«È vero, subiamo un po’ troppe reti, ma solo perché proviamo sempre ad essere pericolosi e lo faremo anche domani (oggi, ndr). Certo, poi dipenderà anche dalla forza d’urto dell’Inter: se ci prendono a pallettate e ci chiudono nella nostra area, si fa complicato creare problemi in attacco...».
Soprattutto in un periodo in cui sembra imbattibile...
«C’è poco da discutere, l’Inter è la squadra più forte del campionato e in questo periodo sta giocando anche un gran calcio».
Qual è il punto di forza della squadra di Mancini?
«Sono molti, ma sicuramente una rosa così ampia e di livello così alto ha pochi uguali. Anche contro di noi, mancheranno Materazzi e Ibrahimovic (squalificati, ndr): chi giocherà? Burdisso in difesa e uno tra Recoba e Adriano in attacco. Fuori due nazionali, dentro due nazionali. Tutti talenti in grado di risolvere le partite con una giocata».
C’è una cosa che la preoccupa più delle altre?
«Se comincio a pensare a tutto quello di cui potrei aver paura, mi devo fasciare la testa prima di entrare in campo. Però temo soprattutto Adriano: non segna da tanto e immagino che carico di motivazioni potrà avere se dovesse scendere in campo».
Ma lei si aspettava di stare in alto in classifica?
«No davvero. Speravamo in un campionato tranquillo, ma non che la squadra facesse così bene».
Ha cambiato gli obiettivi?
«Non dobbiamo correre. L’obiettivo è sempre la salvezza. L’anno prossimo festeggiamo il centenario e vogliamo a tutti i costi essere in A. Se poi ci salvassimo per tempo, saremo pronti a giocarci altri traguardi».
Doni rinato, manca solo Vieri: per lui è una partita speciale, sarà a San Siro?
«Vieri sta lavorando bene e lo aspettiamo in campo per febbraio. Non so se verrà a San Siro, ma so che non è il tipo da cercare vendette. Lui è dell’Atalanta e tiferà Atalanta. Logico no?».