Atalanta, una squadra da Champions Albinoleffe, i baschi della Val Seriana

Zampagna fa sognare. Del Neri: «Mi sento uno psicologo». Un nucleo bergamasco per due paesi uniti solo dal nome. I tifosi? Senegalesi e boliviani

nostro inviato a Bergamo

Seconda forza, capitale del calcio italiano, Atalanta seconda in serie A a due punti dalla Roma dopo 4 giornate, Albinoleffe seconda in B a due punti dal Brescia dopo 5 giornate, imbattute, siamo all'epilogo ma Bergamo così in alto non la vedeva nessuno. Oggi l'Atalanta è in Champions, l'Albinoleffe in serie A, domani chissà perchè come dice Del Neri: «Nel calcio alle due del pomeriggio sei un fenomeno, alle cinque sei uno che non capisce niente».
Però Zampinha, come chiamano quel contorsionista di Zampagna qui a Bergamo, non ce l'ha nessuno e ora che hanno ritrovato anche Langella si può sognare: «Non è giusto stemperare l'entusiasmo dei tifosi - ammette Del Neri -, e io non lo faccio, godiamoci questo momento, qui stiamo facendo tutti il nostro dovere, poi se le altre fanno il campionato che devono fare, a noi resterà poca roba, ma per adesso va così». I tifosi guardano un po' di traverso, sono fatti così a Bergamo. Il presidente Ruggeri non era piaciuto in campagna acquisti, Simone Inzaghi e Costinha nemmeno, adesso si ritrovano Ferreira Pinto che devasta la fascia e l'argentino Talamonti che deprime gli avversari. Del Neri spiega che il gruppo c'è e forse la squadra è da decimo posto ma forse si può costruire qualcosa di buono: «Stiamo celebrando il centenario della squadra, c'è un grande passato, questo non è il Chievo, il quartiere è diventato una favola e non ce ne sarà mai un'altra, a Bergamo è diverso. Sono io lo psicologo della squadra, mi sento come se l'avessi sempre allenata». C'è anche un'immagine da recuperare, domenica con la Lazio c'era tensione nella tribuna vip, qualcuno se l'è presa con Lotito e si è messo a sfottere dopo il gol di Zampagna. Con l'albanese Tare si è quasi arrivati alle mani, poi anche un ex arbitro ci si è messo di mezzo, ha fatto il gesto dell'ombrello al presidente della Lazio e allora questo era troppo. Il segretario generale Giampiero Valenti dell'Atalanta è intervenuto: «Esca e si vergogni - ha urlato a Mario Mazzoleni, ex arbitro di A -. Esca».
Sono prove tecniche da quartieri alti, non si sa mai. Come l'Albinoleffe, praticamente un gruppo di sopravvissuti. Ivan Del Prato, il capitano è un '68, Marco Polucci è del '74, Roberto Bonazzi è un '71 come Ruben Garlini, uno che in due anni ha fatto due operazioni alla schiena e lo davano per disperso. Federico Peluso voleva smettere, come Francesco Ruopolo. Qui vince il gruppo bergamasco, Achille e Bonazzi sono di Gazzaniga, Offredi di Treviglio, Bombardieri, Torri, Poloni e Previtali di Trescore, Carobbio di Alzano come Madonna, Del Prato di Seriate, Piantoni di Clusone, tutti in provincia, poi i bergamaschi Garlini, Perico e Fogaroli, 14 su 26 in rosa, baschi in Val Seriana. Un club di 1.200 abbonati, talmente pochi che l'Albinoleffe al Comunale gioca praticamente a porte chiuse, per far arrivare i tifosi le hanno tentate tutte, 60 euro l'abbonamento per un posto in tribuna coperta per nonno, papà e figlio, hanno tentato perfino di coinvolgere le comunità senegalese e boliviana per portare gente allo stadio. Il presidente Gianfranco Andreoletti lavora nella plastica, mette le sorpresine nelle merendine con l'ovetto, gira al massimo 130mila euro ai suoi e Acerbis che è quello che prende di più lo ha spedito in tribuna, un giorno ha telefonato a Elio Gustinetti e gli ha detto: «Sei esonerato», era nei play off. Poi lo ha richiamato. Se sei il presidente e non abusi della tua carica, che presidente sei? Adesso l'Albinoleffe vola, anche se un conto è l'Albino 12mila anime e un altro è il Leffe, 5mila ma più storia nel calcio. I tifosi, quelli che prendono il pullman per andare in trasferta, una cinquantina, gridano solo «Leffe», l'Albino se lo dimenticano, c'è più rivalità fra questi due paesi a dieci chilometri in linea d'aria che con l'Atalanta. Gustinetti dice: «Non siamo una favola, siamo una realtà. Gli avversari si sono distratti e noi ne abbiamo approfittato. Ma adesso ci aspettano, si chiudono, ci temono». Fingono di essere l'ostello del calcio, ma stanno studiando duro, quattro gatti, un allenatore che non si piega, un pullman di tifosi e un presidente che confeziona sorpresine, a loro basterebbe un derby in A.