Atel chiede ad Aem di restare azionista (ma solo con l’11%)

Per i milanesi non è ancora chiusa la partita svizzera dopo che Edf ha sbarrato la strada agli alleati. Ma gli spazi di accordo sono stretti

Paolo Giovanelli

da Milano

«Voglio lanciare ad Aem l’invito a rimanere»: Giovanni Leonardi, amministratore delegato del gruppo svizzero Atel, prova a offrire un ramo di ulivo a Giuliano Zuccoli, presidente e ad della società milanese, dopo l’esito negativo della gara bandita da Ubs per il controllo di Motor Columbus, la società che detiene il 58,5% di Atel. Zuccoli ha sempre detto di puntare al 20% di Atel (attualmente ha una quota del 5,8%) e aveva offerto 800 milioni assieme all’alleato svizzero Bkw per la conquista di Motor Columbus: la stessa cifra messa sul piatto da Edf, Eos e dagli azionisti minori svizzeri. Ma Ubs ha scelto i francesi con i loro alleati. Resta comunque uno spiraglio: Atel detiene il 7,2% di Motor Columbus che potrebbe essere girato ad Aem. «Non siamo interessati a queste azioni, che sono disponibili per altre parti: spetta però a Edf e agli altri azionisti decidere a chi saranno vendute» ha detto Leonardi. Con la prevista fusione di Motor Columbus in Atel, il 7,2% si diluirebbe leggermente, mentre il 5,8% in mano ad Aem diventerebbe circa il 6,2%: le due quote sommate darebbero ad Aem una quota intorno all’11%. Sempre che Zuccoli accetti di restare con una partecipazione inferiore a quella cui puntava. Voci che davano come possibile il conferimento di asset Edipower in Atel per aumentare la quota di Aem sono state invece smentite, anche se sembra che a suo tempo la possibilità sia stata presa in considerazione.
Edf ha buttato sul tavolo delle trattative due carte che le hanno fatto vincere la partita contro quello che è il suo alleato in Italia nell’Opa su Edison: la prima era il patto parasociale con scadenza a fine 2006 che le dava un diritto di prelazione, la seconda una presenza in Germania che interessava molto Atel.
Entro due anni Atel dovrebbe realizzare un riassetto azionario totale che dà il 25% a Edf, il 30% ad Eos e un 30% agli azionisti minori svizzeri. In totale un 85% cui potrebbe sommarsi la quota del 10-11% di Aem e un piccolo flottante. Se Aem dovesse invece uscire dall’azionariato, è probabile che venga aumentata la quota in Borsa. Il nuovo assetto verrà non solo dalla fusione di Atel e Motor Columbus, ma anche dalla successiva fusione di Eos e degli attivi svizzeri di Edf nel gruppo che ne risulterà. Quanto ai riflessi che la vicenda potrà avere per Atel in Italia, i vertici della società svizzera hanno detto chiaramente non solo che non intendono lasciare il nostro Paese, ma che vogliono rafforzarsi: così l’attuale 16% che detengono in Edipower salirà al 20% non appena le banche azioniste decideranno di cedere le loro quote. E non sarà ceduta neppure la partecipazione del 5,3% detenuta in Aem.
Atel, quotata alla Borsa di Zurigo, è presente anche in Ungheria, Repubblica Ceca e Germania ed ha una posizione strategica in Europa con la sua rete ad alta e altissima tensione che misura 1.700 chilometri. Dopo le fusioni previste arriverà a coprire con la propria produzione idroelettrica e termica un terzo del fabbisogno di energia in Svizzera, con un fatturato di 10 miliardi di franchi.