Atene a ferro e fuoco: presi 5 italiani

In giornata il processo ai connazionali accusati di lancio di pietre contro le foirse dell'ordine. Diecimila poliziotti per l’anniversario dell’uccisione dello studente Alexis Grigoropulos

Atene - Ventidue feriti, tra cui il rettore dell’Università di Atene, Christos Kittas, colpito alla testa da un gruppo di koukouloforoi (dimostranti con il volto coperto dal passamontagna) e finito in rianimazione all’ospedale. La bandiera greca strappata e sostituita dal vessillo anarchico davanti all’ateneo, che ora è occupato. Negozi addobbati per Natale ma con le vetrine rotte a sassate sulla centralissima via Panepistimiu, decine di auto distrutte. È il bollettino della manifestazione di ieri nella capitale greca, nel giorno in cui la famiglia di Alexis Grigoropulos, il quindicenne ucciso da un poliziotto il 7 dicembre 2008 nel quartiere di Exarchia dietro il Politecnico, celebrava la messa in ricordo del liceale, alla presenza del ministro dell’Educazione Anna Diamantopulu.

«Piccoli episodi di violenza e tensione ad Atene e Salonicco» titola il quotidiano conservatore Kathimerini. «Stato d’assedio» annuncia il quotidiano progressista To Vima. Nessuno parla di città greche a ferro e fuoco, ma il ricordo di quanto è avvenuto in Grecia un anno fa agita la mente di tutti. «La grande paura è per quanto avverrà domani», racconta al Giornale Petros Markaris, lo scrittore ellenico forse più famoso in Italia, grazie alle avventure del protagonista dei suoi romanzi gialli, il commissario Charitos, tradotto in tutto il mondo. Domani (oggi per chi legge) ricorre infatti l’anniversario della morte di Grigoropulos: scenderanno in piazza i suoi coetanei liceali, gli studenti universitari accanto agli insegnanti. Gli scontri di ieri tra frange di dimostranti armati di sassi e molotov e polizia pronta replicare con lacrimogeni non erano che un assaggio? Così come lo è stato l’arresto, sabato sera, di 12 anarchici nel quartiere «bohémien» di Exarchia (4 greci, 3 albanesi e 5 italiani, che saranno processati oggi per direttissima), accusati di avere lanciato pietre e legni contro le ronde della polizia? Una cosa è certa: Atene è da giorni presidiata da diecimila agenti, pronti a ogni evenienza, che fronteggiano circa tremila anarchici.

Per ora questo spiegamento di forze non ha impedito che un rettore sia stato ferito gravemente alla testa, durante la manifestazione che è partita ieri alle 14.30 dall’Università ed è finita in piazza della Costituzione, con uno strascico di scontri. Al corteo partecipava anche la coalizione riformista «Synaspismos», i cui esponenti hanno cambiato itinerario e fatto gruppo a sé appena cominciati gli scontri, per non essere coinvolti in quelle che hanno definito provocazioni.
«Il fatto è che i duelli fra gli “incappucciati” e la polizia sono ormai un fatto quotidiano ad Atene - continua Markaris -. Dove sarebbe Charitos in questo momento? Ma fra i diecimila suoi colleghi, ovvio. A fare il suo dovere. Ma al di là dei miei libri, la Grecia non è un Paese normale. Chiunque voglia scendere in piazza e gridare contro lo Stato si sente in diritto di farlo. E va bene. Ma stanno esagerando: il solo fatto che ad Atene e Salonicco si contino decine di sigle di micro-gruppi autonomi, anarchici, che regolarmente fanno scoppiare qualche “bomba di avvertimento”, anche senza feriti, la dice lunga sulla mancanza di senso dello Stato. Adesso abbiamo anche gli “Incappucciati del quartiere Exarchia”! Non penso - continua Markaris - che si ripeteranno gli scontri e, soprattutto, i morti e i feriti dell’anno scorso. Ora il governo ha preso provvedimenti più severi: in Grecia, dopo la storica rivolta degli studenti contro la dittatura dei Colonnelli, avvenuta nel Politecnico di Atene nel 1973, è anticostituzionale che la polizia entri negli atenei. Ma adesso il ministro ha annunciato che se i rettori chiederanno l’aiuto della polizia, questa interverrà. Speriamo».

Dello stesso parere è Thanos Veremis, docente di Storia moderna all’università di Atene e membro sia con il passato governo conservatore sia adesso, con il governo socialista, del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione: «L’anno scorso il ministro dell’Ordine pubblico, Pavlopulos, perché non ci scappasse un altro morto fra i dimostranti aveva annunciato che la vita umana vale più della proprietà privata - spiega al Giornale -. Risultato? Banche, centri commerciali, negozi saccheggiati e distrutti in tutte le città greche. Quest’anno sembra prevalere una linea più dura. Non si può dare il via libera a gruppi di emarginati che credono di valere perché distruggono. E in Grecia lo possono fare perché lo Stato è debole».