Atene sotto pressione all’Eurogruppo

La Commissione europea deciderà in marzo se richiedere al governo di Atene nuove misure per correggere il deficit. Il caso Grecia è stato affrontato ieri sera, insieme alla nomina del nuovo vicepresidente della Bce, dai ministri finanziari dell’Eurozona in una riunione che s’è trasformata in una sorta di braccio di ferro. Molti i «falchi» - fra questi il neo commissario agli Affari economici Olli Rehn - che hanno sollecitato un immediato rafforzamento del piano antideficit del governo Papandreu.
«Stiamo facendo abbastanza - ha replicato il ministro delle Finanze greco, George Papacostantinou - e saremo in grado di portarlo a termine. Stiamo invertendo la rotta del Titanic - ha aggiunto - ma queste cose non danno risultati immediati. Che cosa penserebbero i mercati - si è chiesto - se annunciassimo altre misure a poche settimana dalle altre?». Il governo greco ha preparato un programma di stabilità che dovrebbe riportare in un anno il disavanzo pubblico dal 12,7% di fine 2009 all’8,7%: un’impresa difficile. «Faremo una verifica a marzo e se occorrono nuove misure le chiederemo. Sta alla Grecia dimostrare che il programma di riduzione del deficit è sufficiente - ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Junker - ma l’ipotesi di un’uscita di Atene da Eurolandia è assurda».
Una posizione, quella di Junker, poco gradita ai tedeschi, che invece hanno chiesto subito misure aggiuntive. L’istituzione di un fondo europeo per aiutare la Grecia a superare i problemi di bilancio «non è una soluzione», ha chiarito il ministero delle Finanze di Berlino. E il ministro finlandese delle Finanze, Jyrki Katainen, ha aggiunto che Atene deve reperire sul mercato i fondi di cui ha bisogno, e non aspettarsi un aiuto collettivo da parte dell’Unione. «Faremo da soli», ha replicato da Mosca il premier Papandreu. La discussione prosegue oggi all’Ecofin.
La Grecia si è dunque trovata sotto pressione alla riunione dell’Eurogruppo, molto più forte rispetto alla riunione dei capi di Stato e di governo in cui l’Europa aveva assicurato che Atene non sarebbe stata lasciata sola nell’affrontare l’emergenza. A peggiorare la situazione si sono aggiunte le indiscrezioni giornalistiche sull’uso spregiudicato dei derivati con l’aiuto di importanti banche americane, come Goldman Sachs e JP Morgan Chase. La Commissione ha chiesto ufficialmente spiegazioni al governo di Atene, affermando che Eurostat non era al corrente di queste operazioni. I nuovi dati dovranno arrivare a Bruxelles entro la fine di questo mese. «I derivati di cui parlano i giornali erano legali a quel tempo (il 2001, ndr) e la Grecia non è stata l’unica a utilizzarli», ha replicato Papacostantinou. La vicenda ha tuttavia indotto la Commissione a chiedere poteri rafforzati per gli uffici statistici dell’Ue.
Quanto alla vicepresidenza della Bce, nessun problema per il favorito Vitor Costancio. Sponsorizzato da Francia e Germania, il banchiere centrale portoghese (ritenuto una «colomba» nell’ambiente) ha avuto vita facile. La nomina di Costancio apre sviluppi nella partita per la successione di Jean-Claude Trichet, a fine 2011. I due candidati favoriti sono il governatore tedesco Axel Weber e l’italiano Mario Draghi.