«Gli atenei attaccano la Moratti perché va contro i privilegi»

Buttiglione all’inaugurazione dell’anno accademico: «Rompe il corporativismo»

Loda «il coraggio della ministro Moratti per aver avviato, gestito e portato a conclusione le riforme di scuola e università» e critica il mondo accademico «troppo politicizzato». Giovanni Puglisi, rettore dello Iulm, sceglie la cerimonia di apertura dell’anno accademico, il trentottesimo, per lanciare il suo attacco a «Conferenza dei rettori, atenei, senati accademici, giornali e tv dove il confronto sui temi della riforma e sui progetti strategici è apparso avvolti da uno spirito di parte. Le posizioni del governo e del ministro non sempre sono immuni da censure e critiche - aggiunge Puglisi, toga nera ed ermellino - che avrebbero però bisogno di obbiettività di merito e serenità di contesto. Nemmeno nel ’68 - insiste, ricordando il suo passato nella Cgil - avevo registrato una politicizzazione così aggressiva da parte della componente docente». Ne è convinto anche Rocco Buttiglione, ministro della Cultura e ospite d’onore della cerimonia aperta con gli inni nazionale e d’Europa. «La Moratti ha toccato i privilegi di una corporazione, per questo è attaccata - rincara la dose il ministro -. La sua riforma ha spinto nella giusta direzione, non si poteva fare di più in queste condizioni».
E la ragione è la stessa indicata dal rettore dell’ateneo privato di lingue e comunicazione di via Carlo Bo dove «succede l’opposto del resto degli atenei, il ministro è criticato perché non si è scontrato a sufficienza contro la corporazione...» sorride Buttiglione. Dal palco spiega gli studenti arrivati in aula magna lo scopo dell’università: «Nei primi tre anni deve insegnarvi un metodo, a sviluppare cioè un atteggiamento critico di fronte alle cose. Gli studi del biennio successivo, invece, dovrebbero prepararvi alla carriera accademica oppure insegnarvi un lavoro. In questo secondo caso è fondamentale che le università collaborino con le imprese», dice il ministro. Che si spinge anche più in là: «La competizione è un dato di fatto, ci siamo immersi, i Paesi emergenti offrono prodotti a costi minori, noi dobbiamo puntare sulla qualità dell’istruzione. Per evitare il declino bisogna investire nella ricerca, abbassare le tasse è importate ma non risolve tutti i problemi. Fosse per me, invece di finanziare gli atenei darei i soldi alle famiglie dicendo loro di iscrivere i figli dove vogliono, questo sì stimolerebbe la competizione tra le università».
Lo ascoltano il prefetto, magistrati, i rappresentanti delle forze armate e il presidente della provincia. A Filippo Penati va il ringraziamento del rettore (Palazzo Isimbardi entrerà nella Fondazione università Iulm) che subito dopo annuncia la firma di un accordo di collaborazione tra le scuole di giornalismo dello Iulm e di un ateneo del Cairo. «L’obiettivo è quello di creare in futuro una scuola di giornalismo euro-mediterranea».
Il presente è fatto invece di lamentele per i fondi ministeriali che non premiano le università private, di critiche alle nuove regole sui concorsi per reclutare i docenti e di inviti alla Crui, la conferenza dei rettori attaccata in precedenza. «Non pensiamo di uscirci - spiega Puglisi - ma vorremmo, come atenei non statali, contare di più nel prossimo consiglio direttivo. Il prossimo governo, di qualunque colore sia, dovrebbe porre la questione dell’università privata in Italia e darci delle risposte. Utile sarebbe anche l’abolizione del valore legale della laurea».
Tocca a Roberto Moscati, docente della Bicocca, riepilogare i risultati del nucleo interno di valutazione. Un gruppo di studiosi ha passato in rassegna i risultati dell’ateneo dal 2001 al 2003, «il giudizio è nella media nazionale, per alcuni aspetti anche superiore» spiega Moscati. La prolusione tocca ad Alberto Abruzzese, docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi, l’anno accademico ha inizio.