Atenei, dalla Moratti fondi per duemila nuovi posti letto

La Regione chiede però alle Università milanesi di fare «gioco di squadra» e di pensare a realizzare «campus» all’americana

Giovanni Buzzatti

Mantenere un figlio che si trasferisce a Milano per l’università costa almeno 589 euro al mese, più di un milione delle vecchie lire. E l’affitto della casa rimane la voce che pesa di più nel bilancio: 390 euro, ma si tratta ancora una volta di una media. In città i canoni sono più alti che nel resto d’Italia. E i posti in collegi dell’Isu (assegnati in base al reddito) e privati (retta media 378 euro) sono in tutto 5.500, pochi per un esercito di 55mila universitari fuori sede. Dal ministero dell’Istruzione, però, arrivano buone notizie. Il piano-alloggi di quest’anno finanzierà la costruzione o la sistemazione di 1.750 alloggi in città e 2.650 se si guarda all’intera Lombardia. Presto, il dicastero di Letizia Moratti lancerà un nuovo bando da 90 milioni, risorse che si aggiungono a quelle della Regione. E proprio al Pirellone si sta lavorando per un «grosso progetto».
Con i soldi già stanziati dal Pirellone saranno creati 2mila posti letto. Il progetto più importante (e ambizioso) è ora quello di dar vita a dei campus, in cinque o sei zone tra città e hinterland, dove portare a vivere gli studenti, imponendo affitti tra i 250 e i 350 euro e rendendoli accessibili anche a chi, finora, non aveva diritto ad alloggio gratuito o borse di studio perché il reddito famigliare superava la soglia fissata per legge.
«Per ora si tratta di un’idea, stiamo vedendo delle aree insieme alle università» spiega Piero Borghini, assessore regionale alla Casa. E proprio agli atenei è chiesto un cambio di mentalità. Con i finanziamenti raccolti da ministero e Regione le università hanno progettato finora collegi riservati ai loro iscritti. La Regione vorrebbe spingerle a realizzare in comune delle cittadelle dove gli studenti possano vivere, studiare, avere a disposizione svaghi e servizi, «qualcosa di simile ai campus americani».
Borghini insiste sull’importanza del «gioco di squadra»: «Se le dieci università di Milano si mettono insieme nessuno può batterle, anche al momento di ottenere i fondi al ministero». L’assessore pensa al bando da 90 milioni. Alla cifra finale si è arrivati mettendo insieme il denaro liberato dalla rinunce di chi aveva vinto i precedenti concorsi (58 milioni) con i 32 stanziati dalla Finanziaria. Denaro che verrà distribuito tra gli atenei, enti per il diritto allo studio, gestori dei collegi di tutta Italia. «Ognuno correrà da solo - spiega Borghini -. La Regione aveva chiesto che i 58 milioni fossero destinati ai maggiori centri universitari (Milano, Roma, Bologna e Napoli) per finanziare progetti promossi insieme da tutti i loro atenei. Si è scelto invece di dare i soldi “a pioggia”, si è sempre fatto così».
Con il piano dello scorso aprile i finanziamenti, in Lombardia, sono andati all’Istituto per il diritto allo studio di Pavia, alla Fondazione Rui (che in città gestisce tre residenze per studenti) e al collegio Ghislieri. «A livello regionale vogliamo cambiare la logica - ripete l’assessore - spingendo gli atenei a collaborare di più, a presentare progetti comuni».