Atenei con pochi soldati e tanti generali In dieci anni ordinari aumentati del 50%

La crescita del numero delle cattedre è stata quattro volte superiore a quella dei ricercatori e gli stipendi dei prof sono quasi 5 volte più alti. Nell'ultimo concorso in palio 2.220 posti, ma solo 348 per i ricercatori<br />

L’università italiana è un esercito di generali. I soldati sono uno sparuto drappello che si rimpolpa a fatica, manca pure la razione giornaliera. Difficile, in queste condizioni vincere la guerra.
I generali sono i baroni e i docenti attaccati alle loro poltrone, i soldati sono i ricercatori, pochi, mal pagati che non riescono ad esprimersi per mancanza di mezzi e di sostentamento. E i numeri confermano. In Italia gli stipendi più alti dei professori valgono 4,5 volte gli stipendi di un ricercatore. Negli Usa il rapporto scende a una volta e mezzo. E la parola d'ordine si chiama meritocrazia. Un docente italiano, invece, una volta vinto il concorso pubblico, sprofonda nella sua poltrona e se non si decide a fare i conti con la propria coscienza può vivere di rendita tutta una vita. Non servono pubblicazioni, non servono scoperte scientifiche per mantenere il ruolo che occupa, l’aumento di stipendio avviene automaticamente, come un impiegato delle Poste. Ed è per questo che molti fanno carte false per ottenere quel posto. È sicuro e ben pagato. Non a caso, nei nostri atenei pullulano ben 19.845 docenti. Nel 1997 erano 13.402, in dieci anni scarsi sono cresciuti del 48%. Gli associati, invece hanno raggiunto quota 19.083, con un incremento nello stesso periodo del 22,1%. E i ricercatori? Ammontano in tutto a 23.046, il loro incremento è stato di solo 12,4 per cento.
La piramide dunque si è rovesciata clamorosamente. I vertici si sono dilatati e la base si è ristretta miseramente. Nell’ultimo concorso, dove sono stati messi in palio 2.220 posti, solo 348 sono andati ai ricercatori. Il resto? Spalmato tra ordinari e associati. Lo spot «salviamo la ricerca» è mera promozione quando scopriamo che per un euro guadagnato da un ordinario, 68 centesimi vanno a un associato e solo 47 centesimi ad un ricercatore.
È uno scandalo? Lo sarà ancora di più tra qualche mese, quando saranno terminati i concorsi universitari di ben 4.000 posti per ordinari e associati. Un concorso miracoloso che permette di raddoppiare il numero delle cattedre disponibili la cui macchina organizzativa è già in atto. Tra circa dieci giorni i professori di tutta Italia diventeranno degli elettori a tutti gli effetti e sceglieranno i membri delle commissioni esaminatrici che, negli atenei della penisola, dovranno nominare i nuovi docenti. Ma il numero complessivo degli eletti verrà raddoppiato per effetto di una legge che in ogni concorso per un posto da professore, crea due idonei. E il secondo idoneo crea la cattedra. Con questo meccanismo, in meno di sette anni, sono stati promossi 13mila docenti, aumentando i costi del personale di 300 milioni. Un sistema che morirà con la fine del 2008. Ma il colpo di coda c’è. E nell’infornata di fine anno, i 4.000 docenti potrebbero diventare 8.000 e far soffocare definitivamente i bilanci egli atenei italiani. La promozione ad associato costa a regime, in media 20mila euro all’anno, quella di ordinario almeno 30mila. In totale, l’extra costo per i passaggi di carriera di 8.000 tra docenti e associati sarebbe di almeno 200 milioni all’anno. All’inizio, ovviamente, perché ai livelli più alti anche gli scatti sono più generosi.
Le cifre sono da capogiro e il meccanismo, spiegato dal professor Alonge nell’intervista che pubblichiamo qui accanto, è perverso. Lo stesso che dal 1999 al 2006 ha messo a concorso 13.232 posti da associato o da ordinario creandone in concreto ben 26.004. L’idoneità multipla, del resto, era stata introdotta una tantum nel ’99 per superare un’emergenza. Ma lo strumento è piaciuto ed è diventata regola distorta. Trasformando anche molti atenei in catene di montaggio per gli idonei altrui: bandiscono il concorso, la commissione individua gli idonei e loro non chiamano nessuno. Tra il 2000 e il 2005 è capitato ben 363 volte come ha denunciato il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario nei suoi rapporti annuali. Solo il ministro dell’Istruzione potrebbe spezzare questa catena perversa bloccando anche l’ultimo concorso «truccato» già in fase operativa. La mossa provocherebbe le ire della baronia che ha già deciso chi e dove sistemare i rispettivi protetti. Serve molto coraggio.