«Gli atenei spreconi saranno commissariati»

Roma«Le università che vanno in rosso saranno commissariate». Non ci sono alternative per il rilancio del sistema visto che il governo non intende gravare sulle famiglie e non aumenterà le tasse universitarie. Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, nel presentare il ddl di riforma licenziato dal governo, ora in attesa di essere affrontato dalle Camere, aveva promesso «tolleranza zero con gli atenei in dissesto finanziario» nella convinzione che il rilancio del sistema non possa prescindere dalla trasparenza dei conti. Anche perché la malagestione ricade inevitabilmente sugli studenti e la qualità dell’istruzione sprofonda, così come gli atenei italiani sprofondano agli ultimi posti delle classifiche internazionali.
«Dove ci sono dissesti finanziari pesanti faremo i commissariamenti delle università come si fa con la Sanità, bisogna mettere un limite all’indebitamento dei singoli atenei», insiste il ministro che precisa: «Non vogliamo chiudere le università ma razionalizzarne il numero, andando di pari passo con una politica concreta di diritto allo studio». Certo se i commissariamenti scattassero domani sarebbero molti gli atenei a finire sotto la scure del ministro. Già nel luglio scorso la Gelmini aveva stilato una sorta di classifica per stabilire quali fossero gli atenei virtuosi, ai quali destinare più fondi, e quelli incapaci, ai quali invece i fondi verranno tagliati. Chi spende male infatti si vedrà ridotto il budget. Tra i «buoni» ai primi posti gli atenei di Trento, Torino e Milano. Tra i «cattivi» anche La Sapienza di Roma, la Federico II di Napoli e poi Palermo, Foggia e Macerata, che, se non metteranno a posto i conti, potrebbero finire tutte a rischio commissariamento.
La volontà del governo però, tiene a precisare la Gelmini, non è punitiva. «Non vogliamo puntare il dito contro nessuno ma così non si può andare avanti: il risultato di un mancato stop ad una gestione del genere sarebbe l’aumento delle tasse universitarie, cosa per noi non pensabile in questo momento di crisi» aggiunge la Gelmini.
Tra gli obbiettivi prioritari della riforma c’è la valorizzazione della ricerca ed è per questo che verranno penalizzati gli atenei che fanno poca ricerca e che spendono tutto soltanto per gli stipendi del personale. «L’autonomia degli atenei oggi significa che ognuno fa quello che vuole - prosegue la Gelmini -. D’ora in poi invece all’autonomia si dovrà affiancare la responsabilità: ciascuno dovrà rispondere dei risultati raggiunti».
La proposta di riforma del ministro ha incassato l’approvazione del presidente della Conferenza dei rettori, Enrico Decleva, rettore a Milano, ma non solo. A sorpresa anche autorevoli opinionisti di solito critici con le scelte del governo si sono detti favorevoli o almeno possibilisti: da Ernesto Galli della Loggia a Mario Pirani.
Certo questo non significa che la riforma possa passare in modo indolore. Proprio ieri si è scatenata la protesta degli studenti a Torino e a Firenze. Al Politecnico un gruppo di contestatori, studenti e ricercatori precari, hanno cercato di interrompere la cerimonia di inaugurazione senza riuscirci, limitandosi a scandire slogan contro i tagli. Più tesa la situazione a Firenze. In mattinata un blitz di studenti ha bloccato la seduta del Senato accademico per chiedere il blocco della riforma Gelmini mentre nel pomeriggio nella sede di Scienze della formazione un giornalista di una tv locale ed un consigliere provinciale del Pdl, Tommaso Villa, sono stati insultati dai collettivi di sinistra che occupano la facoltà e sottoposti ad un lancio di uova.
E proprio ai giovani e agli studenti la Gelmini chiede di «non stare dalla parte di chi difende la conservazione» per salvare i propri privilegi. Il ministro si dispiace all’idea che siano i giovani «a difendere lo status quo e la conservazione perché il loro interesse va nella direzione contraria, quella del cambiamento».