Atletica, Pistorius vince con i normodotati

Il sudafricano trionfa sotto il diluvio di Milano. Successo nei 400 malgrado la pista bagnata che aumenta il rischio con le
protesi. Rudisha dopo due anni perde l’imbattibilità negli 800. Annalisa Minetti sfiora il pass per Londra

C’è qualcosa nel sangue di Oscar Pistorius, destinato a far storia. Non solo perché corre con le protesi e dunque il conto con la fortuna è abbondantemente in passivo. Ieri gli è riuscita un’altra piccola impresa: vincere per la prima volta una gara con i normodotati (tutti con tempi personali superiori ai suoi) facendo sci nautico. Il cielo di Milano è stato impietoso e vigliacco: il mondo dell’atletica aveva preparato una bella serata, ma non c’è stato verso. Tregua per un’oretta di gare, poi ancora scrosci e tormenta d’acqua, neppure fossimo un paese equatoriale. Pochi coraggiosi sulle tribune dall’Arena, ma coraggiosi anche gli atleti. E quando sono scesi in pista Pistorius e i quattrocentisti è stata apoteosi: uragano sulla pista, tutti a cercar rifugio, gli ufficiali di gara pronti a rinviare la gara ed invece Oscar e la sua compagnia hanno fatto segno: no! Noi corriamo.

Il sudafricano rischiava molto sui suoi trampoli, che sono dotati di chiodini ma non hanno la reattività di un piede. La pioggia è un nemico temibile, Oscar può trovarsi a terra senza neppure accorgersene. Ma ormai l’abitudine a correre sulle protesi contempla anche una sensibilità diversa. E così pronti e via, e poi è stato un volo nell’acqua, alzando scie da fuoribordo ma prendendo metri agli avversari, fin al rettilineo finale dove Oscar si è messo davanti a tutti. Tempo 45“97, ottimo per una gara nell’acqua. In un anno Pistorius ha migliorato di un secondo (ora il suo record è 45“07): il dubbio che sia migliorato lui, ma anche le protesi, è lecito. Anche Giusy Versace, nipote d’arte 35enne, che ha corso i 100 metri per paralimpici ed è arrivata seconda, ha migliorato di un secondo in un anno, e proprio con le protesi usate da Oscar. «Se le protesi fossero davvero miracolose come pensate, anch’io correrei molto più forte», dice lei per togliere il dubbio agli scettici. Chapeau!

Se Pistorius s’è conquistato la copertina della Notturna dell’Arena, David Rudisha ha provocato la sorpresa perdendo gli 800 metri (non accadeva dal 2009) che avrebbe voluto correre a tempo di record mondiale: l’etiope Mohamed Amman lo ha sconfitto allo sprint cominciando a prendere le misure nell’ultima curva. Antonietta Di Martino si è fermata al metro e 93 nell’alto, strappando il terzo salto con il cuore, sofferente per un problema alla cervicale. Invece la russa Chicherova ha vinto con un metro e 96 al primo salto e fermandosi per la pedana resa insidiosa dall’acqua. Nel triplo dominio dalla campionessa del mondo, l’ucraina Saladuha (m.14,94), quarta La Mantia (14,07).

Annalisa Minetti, la cantante cieca accompagnata dall’ex mezzofondista Giocondi, ha sprintato negli ultimi 400 metri per ottenere il tempo (5 minuti) di ammissione alle Paraolimpiadi nei 1500: lo ha mancato di 27 centesimi. Ma non è finita.