«Atm cerca 1500 operai nei prossimi tre anni» Il presidente dell’azienda annuncia lo sviluppo del settore: «È un polo d’eccellenza che richiede personale specializzato»

(...) dell’azienda tranviaria milanese.
Qual è il bilancio, ingegner Catania, di questi venti mesi?
«Lo racconto con i numeri che sono sintesi di un’azienda in sviluppo e che, tra qualche giorno, presenterò all’esame dell’assemblea dei soci. Il fatturato vede una crescita attorno al 5-5,5 per cento, il numero dei passeggeri trasportati tocca quota 640 milioni all’anno e segna quindi un più 30 milioni. E, ancora, l’utile di esercizio è in pareggio e nel 2008, Atm, ha investito 210 milioni di euro che, detto per inciso, è la somma degli investimenti fatti negli ultimi tre anni della precedente gestione».
Come dire: Catania ha vinto la scommessa di fare di Atm un modello.
«Atm con i suoi 8500 dipendenti è oggi un’azienda più veloce, più efficiente e anche più leggera. E questo grazie alle persone poiché abbiamo rivisto i processi decisionali e dato obiettivi al management. Ma c’è anche un dato che farà di Atm un’azienda ancora più aggressiva nei prossimi tre anni: il trasporto pubblico se ben guidato è fattore anticongiunturale».
Manca però la risposta positiva al reclutamento del personale. Sul sito di Atm ci sono centinaia di offerte che non trovano soddisfazione. Come mai?
«Il meccanismo culturale di cambiamento impresso all’interno di Atm va di pari passo con lo sviluppo delle tecnologie. Oggi, Atm è un polo d’eccellenza tecnologico: evidente che i tram non s’aggiustano più con la chiave inglese come accadeva un tempo. Gli operai che cerchiamo sono specializzati e la formazione interna, nel 2008, è passata da 12mila a 17mila giornate. Basta fare un clic sul sito dell’azienda per scoprire che occorrono ingegneri, periti elettronici o operati macchine di diagnostica. Purtroppo, fatichiamo a trovarli».
Colpa, forse, di una busta paga magari un pochino troppo leggera rispetto all’offerta privata.
«I salari sono in linea con quelli dell’industria metalmeccanica o della chimica. È più elevato rispetto anche ad altri settori. L’opportunità di lavoro è davvero bella e da noi il capitale umano ottiene riconoscimenti. Il merito paga».
Allora, perché mancano gli autisti?
«Facciamo un passo indietro. Vuoi anche per l’Ecopass, Atm ha aumentato l’offerta di trasporto di 1036 corse al giorno. Crescono i volumi di traffico, si acquistano nuovi mezzi - 300 nel 2009 - e, naturalmente, come ogni grande azienda (l’età media è piuttosto alta) il turn over è elevato. Fotografia che si completa con un massiccio investimento sulla manutenzione e sull’ingegneria. Qual è la risposta? Su tremila curriculum di autisti se ne presentano 1600 e di questi idonei neanche 200 di cui il novanta per cento proveniente dal Sud».
I rumors di Atm raccontano di candidati autisti senza patente e persino di candidati con la patente che gli era stata ritirata.
«Me l’hanno raccontato pure a me. Ma quello che mi preme rimarcare è che l’Atm di oggi non è quella di ieri: abbiamo cioè migliorato le condizioni del personale viaggiante, abbiamo realizzato sale relax nei depositi, rifatti tutti e sette i chioschi d’attesa spalmati sul territorio di Milano. E, ancora, ci poniamo il problema della casa per chi arriva dal Sud».
Sta pensando ad un incentivo sotto forma di housing sociale?
«È un tema delicato e promesse non mi va di farne. Penso concretamente però alla possibilità di offrire alloggi temporanei a prezzi vantaggiosi. E, sia chiaro, non intendo camere in qualche sottoscala come offerto da altre aziende. Insomma, non lasciamo nulla di intentato».
Atm che tecnologicamente è un’azienda avanzata, che governa il metrò di Copenhagen e sta connettendo tecnologia e mobilità, non riesce neppure a trovare un ingegnere...
«Che aggiungere? Questa è l’Atm del futuro, dove la sfida è battere il nuovo. Chi vuole esserci è benvenuto».