Atm-Gtt, incontro tra Moratti e Chiamparino: sul tavolo la presidenza a Torino, l’ad a Milano

Letizia Moratti e Sergio Chiamparino vanno avanti in sintonia, le loro maggioranze un po’ meno, ma è già una notizia che con l’aria che tira nei consigli comunali non si sia arenata la fusione tra Atm e Gtt, le partecipate milanese e torinese che gestiscono il trasporto pubblico locale. Il sindaco di Milano e di Torino si sono incontrati ieri a pomeriggio a Palazzo Marino, insieme con il presidente di Atm, Elio Catania, ad in pectore della società che sarà. Chiamparino ha fatto qualche richiesta per tranquillizzare il suo consiglio comunale, Moratti è sembrata disponibile ad accoglierla.
Nel giro di due o tre giorni il Comune di Milano rispedirà a Torino la bozza di accordo che concede qualche onore in più ai torinesi che temono di vedersi fagocitati dalla più consistente Atm. Poi, se tutto filerà liscio, Atm-Gtt approderà in giunta, a Torino e anche a Milano. Ma questo è solo il primo capitolo della storia, forse il meno avventuroso.
La fusione dovrà essere deliberata dai consigli comunali e quindi anche dall’aula di Palazzo Marino. I consiglieri si sentono già scottati dalla vicenda A2A, la fusione tra Aem e Asm, Milano e Brescia, ed è difficile che la pratica possa essere esaminata prima della pausa estiva. Malumore anche nella sinistra. «Guai a sbagliare un’operazione di questo tipo, perché ai servizi di Atm non esiste alternativa. Situazione simmetricamente complessa anche a Torino, dove la fusione tra le società energetiche di Torino e Genova, Iride e Enia, ha dato filo da torcere al sindaco Chiamparino, causando la spaccatura del centrosinistra, con pesanti critiche di Idv, Rifondazione e Sinistra democratica che hanno portato l’amministrazione a un passo dalla crisi.
Ma Chiamparino va avanti. E nell’incontro milanese di ieri, ha chiesto di mettere qualche paletto per non far esplodere ulteriori contraddizioni, in particolare sulla designazione di presidente e ad. Sul presidente è stato chiesto di trovare una formula per cui o il presidente della società e quello del collegio di sorveglianza siano di Torino. Per quel che riguarda la scelta dell’amministratore delegato, toccherebbe a Milano per i primi cinque anni (e non più sei) e sarebbero esteso da tre a cinque anni anche il lasso di tempo in cui il Comune di Milano non potrà dismettere le azioni che non saranno messe nella società comune. Un’ulteriore clausola di salvaguardia sull’assetto societario nei prossimi anni. Allo scadere del lustro, poi, le nomine sarebbero decise congiuntamente e, in caso di mancato accordo, si troverà una formula per cui non sarà il Comune di Milano a decidere in solitudine e senza possibilità di appello. Infine sulla disciplina di nomina dei membri del consiglio d’amministrazione, Torino chiede di non subire «interferenze» milanesi.