Atm, parte la corsa alla raccomandazione

IL CASO Polemica sulle nomine. Pisapia aveva promesso: fuori i partiti dalle municipalizzate. Ma per il
cda dell’azienda si candidano vecchi nomi della politica

Il neo sindaco Giuliano Pisapia aveva promesso di cacciare la politica dalle società municipalizzate o ex municipalizzate per far posto alla società civile. Poco più di cento giorni e la promessa è volata via, spazzata da un vento nuovo che anche a sinistra comincia a male-odorare un po’ troppo d’antico. Perché a scorgere la lista dei candidati al nuovo consiglio di amministrazione dell’Atm, si trovano fin troppi nomi ben noti alle cronache della politica. Vecchi boiardi locali in cerca di ricollocazione, sindacalisti in disarmo, ex assessori o consiglieri trombati, dirigenti comunali non rassegnati alla pensione, addetti stampa e anche la solita moglie di. Tutti comunque «sponsorizzati» da qualcuno. Così come, per la verità, prevede la procedura. Per arrivare, alla fine, a un elenco che per la verità non dà proprio la sensazione di una società finalmente pronta a entrare nei palazzi della politica. Semmai di una politica pronta a utilizzare la società civile come cavallo di troia per dar nuovamente l’assalto a una gallina dalle uova d’oro come l’Azienda trasporti milanesi.
Centocinquanta nomi da scorrere nella lista dei candidati al consiglio di amministrazione e al vertice della società dopo l’uscita non proprio indolore del presidente e amministratore delegato Elio Catania. Considerato da Pisapia troppo legato al centrodestra e all’ex sindaco Letizia Moratti. Candidata da Giulio Gallera (e dunque dal Pdl), ma probabilmente fuori dai giochi è l’ex assessore Tiziana Maiolo, vista la sua fresca nomina nel cda del Pio Albergo Trivulzio. Un altro ex assessore della giunta Albertini è Giorgio Goggi, autore del tanto contestato piano parcheggi e oggi spinto dall’Ordine degli architetti di Milano. Dalla giunta Moratti arriva invece l’ex deputato di An, poi passato con Fini e successivamente rientrato nel Pdl, Giampaolo Landi di Chiavenna. Candidato a sorpresa dal radicale Marco Cappato. Che strano incrocio. Ex segretario della Cisl trasporti è Dario Balotta, oggi spinto da Acli, Arci e Legambiente. Anna Scavuzzo, capogruppo della Lista Pisapia presenta Otto Bitjoka, l’imprenditore di origine camerunense impegnato nella campagna elettorale della sinistra. Il nome del Collegio degli ingegneri ferroviari italiani è Giulio Burchi, presidente di Metropolitana milanese nell’era Albertini e oggi dell’Autocamionale della Cisa. Per l’Ordine degli ingegneri rispunta il nome di Roberto Massetti, storico direttore generale dell’Atm fatto fuori nella gestione Catania. Bizzarro (ma sono i misteri della politica) che il nome di Giuseppe Mele, il segretario generale del Comune nella gestione Moratti, sia stato proposto da Anna Maria De Censi a nome del Pd. Un nome tornato alla ribalta con la vicende Penati-Serravalle è quello di Bruno Rota, ex direttore generale che entrò in rotta di collisione con l’allora presidente della Provincia Ombretta Colli. Oggi l’Università Cattolica lo vorrebbe all’Atm. In uscita da Sogemi rientrerebbe all’Atm Luigi Predeval, candidato dal Circolo via De Amicis 17. Ex consigliere comunale della Lega, e proposto da Matteo Salvini, Ettore Tenconi. Una non meglio nota Associazione innovazione culturale candida Marco Marsili, l’ex portavoce dell’assessore regionale leghista Monica Rizzi che la denunciò per la vicenda di presunti dossier illegali fatti raccogliere tra maghe e marescialli infedeli per fermare la corsa degli avversari di Renzo «Trota» Bossi alle ultime elezioni regionali.
Cosa c’entri tutto questo gran carrozzone con l’Atm, l’azienda che si dovrebbe occupare di tram, bus e metropolitane, è davvero difficile da capire. Perché nel gran mare di riciclati, politicanti e amenità varie, ci saranno anche tante competenze da valorizzare. Ma, qualche volta, è davvero difficile riconoscerle. E soprattutto non è certo detto che alla fine siano loro prevalere in questo gran ballo della politica che presto poterà a nominare il nuovo consiglio di amministrazione. Che Dio ce la mandi buona.